martedì 7 febbraio 2012

VENITE E VEDRETE ! scritto di Don Giussani

Scritto che va in profondità e colpisce......Walter.. (ci può servire ad approfondire meglio la nostra Scuola di Cristianesimo.).

Eccezionale e con una simpatia umana profonda

"Ma come hanno fatto i primi due, Giovanni e Andrea (Andrea poteva essere sposato con figli), a essere subito così conquistati e a riconoscerlo («Abbiamo trovato il Messia»)? C'è un'apparente sproporzione tra la modalità semplicissima dell'accaduto
Vocazione di San Pietro e Sant'Andrea (Caravaggio)
e la certezza dei due. Se questo fatto è accaduto,riconoscere quell'uomo, chi era quell'uomo, non fino in fondo e dettagliatamente, ma nel suo valore unico e imparagonabile («divino»), doveva dunque
essere facile. Perché era facile riconoscerlo? Per un'eccezionalità senza paragone. Avevano davanti agli occhi una eccezionaiità senza paragone: erano entrati in contatto con un uomo eccezionale, assolutamente non comune, irriducibile ad ogni analisi.
Che cosa vuole dire «eccezionale»? Quando
qualcosa si può definire «eccezionale»? Quando corrisponde adeguatamente alle attese originali del cuore, per quanto confusa e nebulosa possa esserne la consapevolezza. L'eccezionale è, paradossalmente, l'apparire di ciò che è più «naturale» per noi. E che cos'è «naturale» per noi? Che quello che desideriamo avvenga. Nulla infatti è più naturale della soddisfazione compiuta del desiderio ultimo e profondo del cuore, della risposta alle esigenze che stanno alla radice del nostro essere, per le quali di fatto viviamo e ci muoviamo.
Il nostro cuore ha un bisogno ultimo, imperioso, profondo, di compimento, di verità, di bellezza, di bontà, di amore, di certezza finale, di felicità; perciò l'imbatterci in una risposta a queste esigenze dovrebbe essere la cosa più ovvia e normale. E invece questa corrispondenza, che dovrebbe essere la normalità suprema, per noi diventa l'eccezionalità suprema. Imbattersi in qualcosa di assolutamente e profondamente naturale, cioè corrispondente alle esigenze del cuore che la natura ci dà, è perciò una cosa assolutamente eccezionale. Vi è come una strana contraddizione: ciò che solitamente capita non è mai veramente eccezionale, perché non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze del cuore.
È l'eccezionalità con cui appare la figura di Cristo ciò che allora rende facile il riconoscerlo. Quell'uomo per Giovanni e Andrea corrispondeva in modo inimmaginabile alle esigenze irresistibili e innegabili del cuore. Nessuno era come quell'uomo: nell'incontro con lui si realizzava una inimmaginata, inimmaginabile, mai provata corrispondenza al cuore. Che stupore senza precedenti deve aver suscitato nei due che per primi lo avevano conosciuto,e poi in Simone, Filippo, Natanaele!" (Don Giussani)

Scuola di Cristianesimo...i primi amici di Gesù Cristo....ricordiamone i nomi..per poi conoscerli meglio nei prossimi post..

L'inizio degli Atti degli Apostoli parla di undici apostoli. Manca, rispetto al Vangelo di Luca, Giuda Iscariota che è morto dopo aver tradito Gesù; dopo l'Ascensione di Gesù un dodicesimo apostolo, Mattia, viene integrato per sorteggio:
  1. Pietro (sepolto a Roma nella basilica di San Pietro)
  2. Giovanni (sepolto ad Efeso)
  3. Giacomo (sepolto a Santiago de Compostela)
  4. Andrea (sepolto in parte a Patrasso, reliquie ad Amalfi e a Pienza)
  5. Filippo (sepolto a Roma insieme a Giacomo di Alfeo nella basilica dei XII Apostoli)
  6. Tommaso (sepolto a Ortona)
  7. Bartolomeo (sepolto a Roma, chiesa di San Bartolomeo)
  8. Matteo (sepolto a Salerno, nella cattedrale)
  9. Giacomo di Alfeo (sepolto a Roma insieme a Filippo nella basilica dei XII Apostoli)
  10. Simone lo Zelota (sepolto a Roma insieme a Giuda Taddeo nella basilica di San Pietro)
  11. Giuda di Giacomo detto Giuda Taddeo (sepolto a Roma insieme a Simone lo Zelota nella basilica di San Pietro)
  12. Mattia, (sepolto a Padova, nella basilica di Santa Giustina, vicino all'evangelista Luca)

lunedì 6 febbraio 2012

NON SI VIVE DI SOLO PANE......

Citazione  da un libro assolutamente da leggere

"Ma vedi codeste pietre, per questo nudo e rovente deserto? 
Convertile in pani e dietro a Te l'umanità correrà come un branco di pecore,dignitosa e obbediente, 
se anche in continua trepidazione che Tu ritragga la mano tua e vengan sospesi i loro pani.
Ma Tu non hai voluto privar l'uomo della libertà, e hai rifiutato la proposta:
giacchè dove sarebbe la libertà (hai ragionato Tu) se il consenso fosse comprato col pane?"
(F.Dstojevskij.I fratelli Karamàzov)

sabato 4 febbraio 2012

LE TENTAZIONI DI GESU' E LE NOSTRE TENTAZIONI....DI CHI CI FIDIAMO ?


«Se sei figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane»: è la richiesta di un segno che accrediti la missione di Gesù. È una domanda-tentazione che pervaderà tutta la vicenda di Gesù e che gli arriverà da più parti. Ma i segni di Gesù sono comprensibili solo all'interno della sua missione e nella logica che li guida .
Gesù ha accettato di vivere un'esistenza aperta, "rivolta a", "data per", e non un'esistenza "per sé", a "proprio vantaggio". È in gioco la concezione dell'esistenza stessa intesa o come dono e trasparenza o come possesso e chiusura.

La seconda tentazione consiste per Gesù nell'esigere che Dio venga a liberarlo da una situazione difficile. Alla tentazione Gesù risponderà alla fine con la fiducia estrema: si consegnerà nella mani del Padre e non chiederà al Padre di evitargli la croce. Saprà, invece, cogliere il volto del Padre "dentro" la croce, rimanendo cioè inchiodato sul legno.

Infine, la tentazione della potenza e della gloria. È la sottile e perversa tentazione di volere utilizzare il potere per "servire meglio e più efficacemente Dio", per rendere la sua proposta più credibile proprio perché più efficace ad un dominio sulla libertà dell'altro.
 
Mi domando...........
In un mondo, qual è il nostro, in cui Dio sembra così poco "efficace", che cosa ci aspettiamo dal Dio di Gesù Cristo? Come e perché ci rivolgiamo a Lui? Per sentirci sicuri o per mettere in discussione il nostro modo di vivere e la logica che lo guida?

In ogni epoca i credenti vivono il "silenzio di Dio". Quando le domande dei credenti diventano grida e si scontrano con il "silenzio di Dio", la tentazione del dubbio e della disperazione si fanno presenti e pressanti e si pretenderebbe che un Dio potente ed "efficace" intervenisse per risolvere dubbi e sofferenze.
In questi momenti i credenti sono invitati a guardare il corpo consegnato e crocifisso di Gesù: un'esistenza -fedele oltre ogni rifiuto e silenzio- apparentemente destinata al fallimento eppure da Dio approvata e risuscitata. Allora occorre tenere viva dentro di sé la certezza che è il Crocifisso che è risorto e che colui che ha vissuto nella sua carne il dramma della morte e del "silenzio di Dio", da Dio è stato risuscitato. Gesù si è fidato di Dio non si è servito di Dio.
Infine: alla tentazione della potenza e della gloria mondana, Gesù ha risposto seguendo la via del servizio e del dono di sé. Il suo è stato un cammino nell'obbedienza, nella debolezza, nella solidarietà ostinata con i piccoli, gli ultimi, quelli che non contano agli occhi del "mondo". 
Non corriamo tutti il rischio di "predicare" la logica della croce-servizio-dono di sé e, allo stesso tempo, di non credere ad essa, proprio perché debole e perdente secondo la logica umana?
Allora nella tentazione è in gioco la dimensione profonda della proposta cristiana: quale Dio? Quale salvezza? Quale esistenza umana?

SULLA PREGHIERA - MADRE TERESA DI CALCUTTA

 Ancora su uno dei punti ricordatici da Padre Antonio.....
La preghiera...dialogo con Dio....

." Per noi cristiani, la preghiera è un dovere sacrosanto e una  missione. Consapevoli dei molti, impellenti bisogni e interessi che reggiamo nelle no­stre mani, saliremo all'altare della preghiera, prende­remo il rosario, ci dedicheremo a tutti gli altri esercizi spirituali con grande desiderio e andremo con fiducia verso il trono di grazia per poter ottenere misericordia e trovare grazia e un aiuto provvidente per noi e per le nostre anime.
 Le nostre preghiere sono in prevalenza preghiere vocali; dovrebbero essere ardenti di parole provenienti dalla fornace di un cuore pieno d'amore. In queste preghiere parliamo a Dio con grande rispetto e fidu­cia. Pregate a mani giunte, occhi bassi e in alto i cuo­ri, e le vostre preghiere diverranno come un sacrificio puro e santo offerto a Dio. Non tirate per le lunghe o non correte troppo; non elevate la voce o bisbigliate, ma siate devoti; con grande dolcezza, con naturale semplicità, senza alcuna affettazione, offrite la vostra lode a Dio con tutto quanto il cuore e l'anima. Dob­biamo capire il significato delle preghiere che recitia­mo e sentire la dolcezza di ciascuna parola, perché queste preghiere siano di grande vantaggio; dobbiamo meditare a volte su di esse, e spesso, durante il giorno, trovare in esse il nostro riposo.
 La preghiera che viene dalla mente e dal cuore e che noi recitiamo senza leggerla nei libri è detta pre­ghiera mentale. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo vincolati dal nostro stato a tendere verso la per­fezione e a puntare ad essa incessantemente. La con­suetudine della preghiera mentale quotidiana è neces­saria per raggiungere il nostro scopo, poiché essa è il respiro di vita per la nostra anima e la santità è im­possibile senza di essa. Santa Teresa d'Avila dice: “ Colui che trascura la preghiera mentale non ha bi­sogno del diavolo che lo spinga all'inferno; ci andrà per sua volontà ”. E soltanto mediante la preghiera mentale e le letture spirituali che possiamo coltivare il dono della preghiera. La preghiera mentale è grandemente favorita dal candore dell'anima, cioè dalla di­menticanza di sé, dalle mortificazioni del corpo e dei sensi e dai frequenti slanci di desiderio che alimenta­no la nostra preghiera. “ Nella preghiera mentale ”, dice St. John Vianney, “chiudi gli occhi, chiudi le labbra e apri il cuore. ” Nella preghiera vocale noi parliamo con Dio, nella preghiera mentale è Lui che ci parla. E in quel momento che Dio si riversa dentro di noi.
I mezzi migliori per ottenere un progresso spiri­tuale sono la preghiera e la lettura spirituale. Tolle et lege (prendi e leggi) fu detto a Sant'Agostino e, dopo aver letto, l'intera sua vita subì un completo cambia­mento. Così accadde anche a Sant'Ignazio, soldato fe­rito, quando lesse le vite dei santi. Quanto spesso noi stessi abbiamo trovato la luce che penetrava nelle no­stre anime durante la lettura spirituale! Tommaso da Kempis scrive: “ Allora prendi in mano un libro come Simeone, quell'uomo giusto, prese tra le sue braccia Gesù bambino; e quando avrai finito, chiudi il libro e rendi grazie per ogni parola che esce dalla bocca di Dio, perché nel campo del Signore hai trovato un te­soro nascosto ”. San Bernardo dice: “ Cerca non tanto di cogliere il significato, quanto di gustare ciò che hai letto. Non lasciamoci morire di fame in mezzo all'ab­bondanza! ”. Vi è infatti poco profitto nella lettura se non leggiamo bene. La lettura spirituale è uno degli esercizi e dei doveri spirituali più preziosi, tanto che nessuno si può permettere di trascurarlo. Quando scegliete un libro, non prendete qualcosa che è al di sopra delle vostre capacità, ma sceglietene sempre uno che sia in grado di darvi il maggiore profitto spiri­tuale".  
(Madre Teresa di Calcutta)

venerdì 3 febbraio 2012

15 MINUTI CON GESU' - S.Antonio Maria Claret

 (Per gli amici..da copiare e leggere ...una bellissima traccia di preghiera.... da recitare preferibilmente in chiesa) 
Uno dei punti fermi ricordatici da Padre Antonio

 PARLA GESÙ:

"Non è necessario, figlio mio, sapere molto per farmi piacere. Basta che tu abbia fede e che ami con fervore.
Se vuoi farmi piacere ancora di più, confida in me di più, se vuoi farmi piacere immensamente, confida in me immensamente.
Allora parlami come parleresti con il più intimo dei tuoi amici, come parleresti con tua madre o tuo fratello.

VUOI FARMI UNA SUPPLICA IN FAVORE DI QUALCUNO?

Dimmi il suo nome, sia quello dei tuoi genitori, dei tuoi fratelli o amici, o di qualche persona a te raccomandata...
Dimmi subito cosa vuoi che faccia adesso per loro. L'ho promesso: "chiedete e vi sarà dato. Chi chiede ottiene"
Chiedi molto, molto. Non esitare nel chiedere. Ma chiedi con fede perché io ho dato la mia parola: "Se aveste fede quanto un granellino di senape potreste dire al monte: levati e gettati nel mare ed esso ascolterebbe. Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato".
Mi piacciono i cuori generosi che in certi momenti sono capaci di dimenticare se stessi per pensare alle necessità degli altri.
Così fece mia Madre a Cana in favore degli sposi quando nella festa dello sposalizio è venuto a mancare il vino. Mi chiese un miracolo e l'ottenne. Così fece anche quella donna cananea che mi chiese di liberare la figlia dal demonio, ed ottenne questa grazia specialissima.
Parlami dunque, con la semplicità dei poveri, di chi vuoi consolare, dei malati che vedi soffrire, dei traviati che vorresti tornassero sulla retta via, degli amici che si sono allontanati e che vorresti vedere ancora accanto a te, dei matrimoni disuniti per i quali vorresti la pace.
Ricorda Marta e Maria quando mi supplicarono per il fratello Lazzaro ed ottennero la sua risurrezione. Ricorda Santa Monica che, dopo avermi pregato durante trent'anni per la conversione del figlio, grande peccatore, ottenne la sua conversione e diventò il grande Sant'Agostino. Non dimenticare Tobia e sua moglie che con le loro preghiere ottennero fosse loro inviato l'Arcangelo Raffaele per difendere il figlio in viaggio, liberandolo dai pericoli e dal demonio, per poi farlo ritornare ricco e felice affianco dei suoi familiari.
Dimmi anche una sola parola per molte persone, ma che sia una parola d'amico, una parola del cuore e fervente. Ricordami che ho promesso: "Tutto è possibile per chi crede. Il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo concederà ".

E PER TE HAI BISOGNO DI QUALCHE GRAZIA?

Se vuoi farmi una lista delle tue necessità e vieni a leggerle in mia presenza; ricorda il caso del mio servo Salomone, mi chiese la saggezza e gli fu concessa in abbondanza. Non dimenticare Giuditta che implorò grande coraggio e l'ottenne. Tieni presente Giacobbe che mi chiese prosperità (promettendomi di dare in opere buone la decima parte di quanto avesse avuto) e gli fu concesso molto, generosamente, tutto quello che desiderava e ancor di più. Sara mi pregò ed io allontanai il demonio che la tormentava. Magdalena pregò con fede e la liberai dalle brutte abitudini. Zaccheo con la preghiera si liberò dal dannoso attaccamento al denaro e si trasformò in uomo generosa E tu. . . cosa vuoi che ti conceda?
Dimmi sinceramente se sei orgoglioso, se ami la sensualità e la pigrizia, Che sei egoista, incostante. Che trascuri i tuoi doveri. Che giudichi severamente il tuo prossimo, dimenticando la mia proibizione: "non giudicate per non essere giudicati; non con dannate e non sarete condannati"
Dimmi se parli senza carità degli altri. Che ti preoccupi di più di quello che pensano gli altri di te che di quello che "pensa Dio". Che ti lasci dominare dalla tristezza e dal malumore. Che rifiuti la tua vita, la tua povertà, i tuoi mali, il tuo lavoro, il modo come ti trattano, dimenticando quello che dice il Libro Santo: "Dio dispone tutte le cose per il bene di quelli che lo amano".
Dimmi se hai l'abitudine di dire bugie, che non domini il tuo sguardo ne la tua immaginazione, che preghi poco senza fervore, che le tue confessioni sono fatte senza dolore e senza l'intenzione di evitare poi le occasioni di peccato, e per questo cadi sempre nelle stesse mancanze. Che la messa la segui male e le comunioni le fai senza preparazione e con poche azioni di grazia. Che sei pigro ed hai paura dell'apostolato. Che qualche volta passi alcuni giorni senza leggere neanche una pagina della Bibbia...
Ed io ti ricorderò i miei insegnamenti che porteranno una trasformazione totale nella tua vita. Ti dirò ancora: "Dio umilia gli orgogliosi ma gli umili colma di grazie... ". "Se trascuri i piccoli doveri trascurerai anche quelli grandi. Di ogni parola dannosa che uscirà dalla vostra bocca dovrete renderne conto il giorno del giudizio. Beati quelli che ascoltano la parola del Signore e la mettono in pratica ".
Non ti vergognare, povera anima! Ci sono in cielo molti giusti e tanti santi di prim'ordine che hanno avuto gli stessi tuoi difetti. Ma pregarono con umiltà e poco a poco si sono liberati di essi. Perché "non sone venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori" e perché "Dio non rifiuta mai un cuore umiliato e pentito. Il miglior dono per Dio è un cuore pentito".
E non esitare neanche nel chiedermi beni spirituali e materiali, Salute, memoria, simpatia, successo nel lavoro, negli studi e negli affari. Andare d'accordo con tutte le persone. Nuove idee per i tuoi affari, amicizie che ti siano utili, buon carattere, pazienza, allegria, generosità, amore per Dio, odio al peccato... Tutto questo posso darti e ti dà, e desidero che tu mi chieda, sempre e quando favorisca ed aiuti la tua santità e non si opponga ad essa. Ma in tutto devi sempre ripetere la mia preghiera nell'orto: "Padre, non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi Tu" Perché molte volte quel che chiede una persona non conviene per la sua salvezza, ed allora nostro Padre gli concede altri doni che gli faranno maggior bene. 

E PER OGGI?

Che ti occorre?
Cosa posso fare per il tuo bene?
Se tu sapessi il desiderio che ho di favorirti. Ho dato da mangiare a cinquemila persone con solo cinque pani, perché ho visto che ne avevano bisogno. Ho calmato la tempesta quando gli apostoli mi svegliarono. Ho risuscitato la figlia di Giairo quando suo padre mi chiese di farlo. Anche tu dovrai ripetere col profeta: "Chi si è rivolto al Signore e non è stato ascoltato?'.

HAI ADESSO FRA LE MANI QUALCHE PROGETTO?

Raccontami nei dettagli. Cosa ti preoccupa? Cosa pensi di fare? Cosa vuoi? Come posso aiutarti? Magari ricordi sempre la frase del salmista: "Quel che ci porta al successo non sono i nostri affanni. Quel che ci porta al successo è la benedizione di Dio. Raccomandati a Dio nelle tue preoccupazioni e vedrai realizzarsi i tuoi buoni desideri" Gli israeliti desideravano occupare a terra pro messa. Mi supplicarono e lo concessi; David voleva vincere Golia, Mi pregò e l'ottenne; i miei apostoli volevano che aumentassi la loro fede, Mi chiesero questo favore e lo concessi con enorme generosità. E tu..,cosa vuoi che ti conceda?

COSA POSSO FARE PER I TUOI AMICI?

Cosa posso fare per i tuoi superiori, per le persone che vivono nella tua casa, nel tuo quartiere, che trovi nel tuo cammino, per le persone delle quali dovrai rendere conto il giorno del giudizio?
Geremia pregò per la città di Gerusalemme e Dio la colmò di benedizioni, Daniele pregava per i suoi connazionali ed ottenne che diminuissero molte loro pene.
E tu, cosa mi chiedi per i tuoi vicini di casa, per il tuo quartiere, per la tua regione, per la tua patria.

E PER I TUOI GENITORI?

Se sono già morti ricorda che "è una opera santa e buona pregare Dio per i morti, perché riposino dalle loro pene".
E se sono ancora viventi, cosa vuoi per loro? Più pazienza nelle loro pene, nei loro problemi di salute? Un carattere piacevole? Comprensione in famiglia? Le preghiere di un figlio non possono essere respinte da chi, a Nazareth, per trent'anni è stato esempio di amore filiale.

C'È QUALCHE FAMILIARE CHE HA BISOGNO DI QUALCHE FAVORE?

Prega per lui o per lei e io farò della tua famiglia un tempio d'amore e conforto, e verserò a mani piene sui tuoi familiari le grazie e gli aiuti necessari per essere felici nel tempo e nell'eternità.

E PER ME?

Non desideri da me grazia e amicizia?
Non vorresti fare del bene al tuo prossimo, ai tuoi amici, a chi ami forse molto, ma che vivono lontani dalla religione o non la praticano nel modo giusto?
Sono padrone dei cuori che, rispettando la loro libertà, porto dolcemente verso la santità e l'amore di Dio. Ma ho bisogno di persone che preghino per loro.
Nel Vangelo ho lasciato questa promessa:

"Il Padre vostro celeste darà lo spirito santo a coloro che glielo chiedono" Chiedimi per i tuoi familiari quel buon spirito, che si ricordino dell'eternità che li aspetta, di prepararsi un buon tesoro in cielo facendo in questa vita moltissime opere buone e pregando ininterrottamente, Lavorando per la salvezza della tua famiglia e degli altri non dimenticare mai la stupenda promessa del profeta: "coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre".

SEI FORSE TRISTE O DI MALUMORE?

Raccontami. Raccontami, anima sconsolata, le tue tristezze in ogni dettaglio. Chi ti ha ferito? Chi ha ferito il tuo amor proprio? Chi ti ha disprezzato? Dimmi se ti va male nel tuo lavoro e io ti dirò le cause del tuo insuccesso. Non vorresti che mi occupassi di qualcosa per te?
Avvicinati al mio cuore che ha un balsamo efficace per tutte le ferite del tuo. Raccontami tutto e in breve mi dirai che, come Me, tutto perdoni e tutto dimentichi, perché "le pene di questa vita non sono comparabili con l'immensa gioia che ci attende quale premio nell'eternità".
Senti l'indifferenza di persone che prima ti hanno voluto bene ma che ora ti dimenticano e si allontanano da te senza motivo? Prega per loro, Il mio amico Giobbe pregò per quelli che con lui sono stati ingrati, e la bontà divina li perdonò, e li fece tornare alla sua amicizia.

VUOI RACCONTARMI QUALCHE GIOIA?

Perché non mi fai partecipe di essa, come buon amico? Raccontami quello che da ieri o dalla tua ultima visita a Me ha consolato e ha fatto sorridere il tuo cuore. Forse hai avuto gradevoli sorprese. Magari sono sparite certe angosce o paure per il futuro. Hai superato qualche ostacolo, oppure, sei uscito da qualche difficoltà impellente? Tutto questo è opera mia, lo ti ho procurato tutto questo.
Quanto mi rallegrano i cuori grati che, come il lebbroso guarito, tornano per ringraziare, ma molto mi rattristano gli ingrati che, come i nove lebbrosi del Vangelo, non tornano per ringraziare per i benefici ricevuti.
Ricorda che "chi ringrazia per un beneficio ottiene che gli si concedano degli altri".
Dimmi sempre un "grazie" con tutto il cuore.

E POI... NON HAI QUALCHE PROMESSA DA FARMI?

Già lo sai che leggo nel fondo del tuo cuore. Gli umani si ingannano facilmente. Dio no. Parlami allora con sincerità. Hai il fermo proposito di non esporti più a quella occasione di peccato? Di privarti di quel giornale, rivista, film, programma televisivo che danneggia la tua anima? Di non leggere quel libro che ha eccitato la tua immaginazione? Di non trattare quella persona che ha turbato la pace della tua anima? Di stare in silenzio quando senti che arriva la collera? Perché "gli imprudenti dicono quello che sentono dentro di se quando sono di malumore, ma i prudenti rimangono sempre in silenzio quando sono di malumore, e sanno dissimulare le offese ricevute".
Vuoi fare il buon proposito di non parlare male di nessuno, anche quando credi che quel che dici è verità? Di non lamentarti perché è dura la vita? Di offrirmi le tue sofferenze in silenzio invece di andare in giro rinnegando le tue pene? Di lasciare ogni giorno un piccolo spazio per leggere qualche cosa che ti sia di profitto, specialmente la Bibbia? Così diranno anche dite: "ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, sarà come una casa costruita sulla roccia, non crollerà ".
Sarai ancora amabile con le persone che ti hanno trattato male?Avrai da ora in poi un volto allegro ed un sorriso amabile? Anche con quelli che non hanno molta simpatia per te?
Ricorda le mie parole: "Se saluti solo quelli che ti amano, che merito ne hai? Anche i cattivi fanno così. Perdona e sarai perdonato. Un volto amabile rallegra i cuori degli altri" 

E ADESSO RITORNA ALLE TUE OCCUPAZIONI...

Ma non dimenticare questi quindici minuti di gradevole conversazione che abbiamo avuto qui nella solitudine del santuario.
Conserva più che puoi il silenzio, la modestia e la carità con il prossimo.
Ama mia Madre, che è anche Madre tua. Ricorda che essere buon devoto della Vergine Maria è segno di sicura salvezza.
(S.Antonio Maria Claret)


INCONTRO DEL GRUPPETTO E I 5 PUNTI

Lunedì all'incontro del Gruppetto Padre Agostino ci ha spiegato le 2 pagine sul Battesimo di Gesù e sulle Tentazioni subite da Gesù nel deserto...Ci ha ricordato come Gesù ha veramente obbedito al Padre che lo ha confermato nella sua missione in mezzo agli uomini..."Se sei Figlio di Dio" è la tentazione della mancanza di fiducia in Dio Padre..(Ho richiamato questo anche nei post precedenti...)
Hanno parlato:Alessandro,Milena,Walter,Paola,Giorgio,Michele,Giulia,Renata...un pò tutti hanno richiamato questa loro fedeltà,chi alla preghiera,chi alla S.Messa quotidiana,chi alla catechesi : tutti DENTRO la grande storia del nostro Movimento...
Ci siamo anche ricordati  i 5 suggerimenti di Padre Antonio :
La preghiera quotidiana (10-15 minuti), 
la Confessione frequente, 
La S. Messa con l'Eucarestia (anche durante la settimana),
la fedeltà agli appuntamenti del Movimento...
il ringraziamento e il perdono quotidiano tra i coniugi.

lunedì 30 gennaio 2012

Testimonianza dell'attore Eduardo Verástegui (film "Bella" e "Cristiada")

 
Questa conversione mi ha colpito....
anche tra gente dello spettacolo è possibile incontrare
il cristianesimo..
e poi testimoniare con gioia il cambiamento

domenica 29 gennaio 2012

Il primo incontro con Gesù.... scritto di Don Giussani...un aiuto per prepararci all'incontro di Scuola di Cristianesimo di domani

....«Quel giorno Giovanni stava ancora là con due discepoli. Fissando lo sguardo su Gesù che passava disse…». Immaginatevi la scena, dunque. Dopo 150 anni che lo aspettavano, finalmente il popolo ebraico, che sempre, per tutta la sua storia, per due millenni, aveva avuto qualche profeta, qualcheduno riconosciuto profeta da tutti, dopo 150 anni, finalmente il popolo ebraico, ebbe di nuovo il profeta: si chiamava Giovanni Battista. Ne parlano anche altri scritti dell’antichità, è documentato storicamente, quindi. Tutta la gente – ricchi e poveri, pubblicani e farisei, amici e contrari – andava a sentirlo e a vedere il modo con cui viveva, al di là del Giordano, in terra deserta, di locuste e di erbe selvatiche. Aveva sempre un crocchio di persone attorno. Tra queste persone quel giorno c’erano anche due che andavano per la prima volta e venivano, diciamo, dalla campagna – veramente venivano dal lago, che era abbastanza lontano ed era fuori del giro delle città evolute –. Erano là come due paesani che per la prima volta vengano in città, spaesati, e guardavano con gli occhi sbarrati tutto quel che stava attorno e soprattutto lui. Erano là con la bocca aperta e gli occhi spalancati a guardare lui, a sentire lui, attentissimi.
Improvvisamente uno del gruppo, un giovane uomo, se ne parte, prende il sentiero lungo il fiume per andare verso il nord. E Giovanni Battista immediatamente, fissandolo, grida: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!». Ma la gente non si mosse, erano abituati a sentire il profeta ogni tanto esprimersi in frasi strane, incomprensibili, senza nesso, senza contesto; perciò, la maggior parte dei presenti non ci fece caso. I due che venivano per la prima volta ed erano là che pendevano dalle sue labbra, che guardavano gli occhi suoi, seguivano i suoi occhi dovunque girasse lo sguardo, hanno visto che fissava quell’individuo che se ne andava, e si sono messi alle sue calcagna. Lo seguirono stando a distanza, per timore, per vergogna, ma stranamente, profondamente, oscuramente e suggestivamente incuriositi. «Quei due discepoli, sentendolo parlar così, seguirono Gesù. Gesù si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbi, dove abiti?”. Disse loro: “Venite a vedere”». È questa la formula, la formula cristiana. Il metodo cristiano è questo: «Venite a vedere». «E andarono, e videro dove abitava, e si fermarono presso di lui tutto quel giorno.
Erano circa le 4 del pomeriggio». Non specifica quando partirono, quando gli andarono dietro; tutto il brano, anche quello seguente, è fatto di appunti, come dicevo prima: le frasi finiscono in un punto che dà per scontato che si sappiano già tante cose. Per esempio: «Erano circa le 4 del pomeriggio»; ma quando andarono via, quando andarono là, chi lo sa? Comunque sia, erano le 4 del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni Battista e lo avevano seguito si chiamava Andrea, era il fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo proprio suo fratello Simone che tornava dalla spiaggia – tornava o dalla pescagione o dal rassettare le reti necessarie al pescatore – e gli dice: «Abbiamo trovato il Messia». Non narra nulla, non cita nulla, non documenta nulla, è risaputo, è chiaro, sono appunti di cose che tutti sanno! Poche pagine si possono leggere così realisticamente veritiere, così semplicemente veritiere, dove non una parola è aggiunta al puro ricordo.
Come ha fatto a dire: «Abbiamo trovato il Messia»? Gesù, parlando loro avrà detto questa parola, che era nel loro vocabolario; perché dire che quello fosse il Messia, “in quattro e quattro otto” così asseverato, sarebbe stato impossibile. Ma si vede che, stando là ore e ore ad ascoltare quell’uomo, vedendolo, guardandolo parlare – chi è che parlava così? Chi aveva mai parlato così? Chi aveva detto quelle cose? Mai sentite! Mai visto uno così! –, lentamente dentro il loro animo si faceva strada l’espressione: «Se non credo a quest’uomo non credo più a nessuno, neanche ai miei occhi». Non che l’abbiano detto, non che l’abbiano pensato, l’hanno sentito, non pensato. Avrà dunque detto, quell’uomo, tra l’altro, che era lui colui che doveva venire, il Messia che doveva venire. Ma era stato così ovvio nella eccezionalità dell’annuncio, che loro hanno portato via quella affermazione come se fosse una cosa semplice – era una cosa semplice! –, come se fosse una cosa facile da capire....

... Un uomo che ha detto: «Io sono la via» è un fatto storico accaduto, la cui prima descrizione è dentro questa mezza pagina che ho iniziato a leggere. E ognuno di noi sa che è accaduto. Nulla è accaduto al mondo di così impensato ed eccezionale come quell’uomo di cui stiamo parlando: Gesù di Nazareth.
Ma quei due, i primi due, Giovanni e Andrea – Andrea era molto probabilmente sposato con figli – come hanno fatto a essere così conquisi subito e a riconoscerlo (non c’è un’altra parola da dire, diversa da riconoscerlo)? Dirò che, se questo fatto è accaduto, riconoscere quell’uomo, chi era quell’uomo, non chi era fino in fondo e dettagliatamente, ma riconoscere che quell’uomo era qualcosa di eccezionale, di non comune – era assolutamente non comune –, irriducibile ad ogni analisi, riconoscere questo doveva essere facile.l’eccezionale? Perché senti «eccezionale» una cosa eccezionale? Perché corrisponde alle attese del cuore tuo, per quanto confuse e n Se Dio diventasse uomo, venisse tra di noi, se venisse ora, se si fosse intrufolato nella nostra folla, fosse qui tra noi, riconoscerlo, a priori dico, dovrebbe essere facile: facile riconoscerlo nel suo valore divino. Perché è facile riconoscerlo? Per una eccezionalità, per una eccezionalità senza paragone. Io ho davanti una eccezionalità, un uomo eccezionale, senza paragone. Cosa vuol dire eccezionale? Cosa vorrà dire? Perché ti fa colpo? Corrisponde d’improvviso – d’improvviso! –, alle esigenze del tuo animo, del tuo cuore, alle esigenze irresistibili, innegabili del tuo cuore come mai avresti potuto immaginare, prevedere, perché non c’è nessuno come quell’uomo. L’eccezionale, cioè, è, paradossalmente, l’apparire di ciò che è più naturale per noi.
Che cos’è naturale per me? Che quello che desidero avvenga. Più naturale di questo! Che quello che più desidero più avvenga: questo è naturale. Scontrarsi con qualcosa di assolutamente e profondamente naturale, perché corrispondente alle esigenze del cuore che la natura ci ha dato, è una cosa assolutamente eccezionale. È come una strana contraddizione: ciò che accade non è mai eccezionale, veramente eccezionale, perché non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze del cuore. S’accenna alla eccezionalità quando qualcosa fa battere il cuore per una corrispondenza che si crede di un certo valore e che il giorno dopo sconfesserà, che l’anno dopo annullerà.
È l’eccezionalità con cui appare la figura di Cristo ciò che rende facile il riconoscerlo. Bisogna immaginarsi, l’ho detto, occorre immedesimarsi in questi avvenimenti. Se si pretende di giudicarli, se si vuole giudicarli, non dico capirli, ma giudicarli sostanzialmente, se veri o falsi, è la sincerità della tua immedesimazione che rende vero il vero e non falso, e non rende dubitoso il tuo cuore del vero. È facile riconoscerlo come ontologia divina perché è eccezionale: corrisponde al cuore, e uno ci sta e non andrebbe mai via – che è il segno della corrispondenza col cuore –. Non andrebbe mai via, e lo seguirebbe tutta la vita. E infatti lo seguirono gli altri tre anni che lui visse....(Don Giussani)

Quello che manca al mondo - Ivano Fossati ......è un poco di silenzio...

   
Video dedicato a coloro che non hanno mai tempo
per fare silenzio,
e nel silenzio riprendere a respirare
e a far battere il cuore per chi ci ama....

sabato 28 gennaio 2012

Spiedo col Gruppetto e gli amici...

Gianni ci ha offerto un buonissimo spiedo,stassera in Castello dai Frati Carmelitani...Sono state invitate tante persone oltre ai componenti del gruppetto..
.E' stata una bellissima serata...in amicizia,anche tra i canti e le risate...Il devoluto,offerta libera, è stato raccolto per essere portato alla segreteria del Mec e poi destinato alle famiglie in difficoltà economiche...Questa iniziativa si ripete già da alcuni anni ed è sempre più partecipata e riuscita.



Ora deliziamoci su cos'è lo spiedo...

Principe della tavola dei bresciani, lo spiedo è una sorta di simbolo della nostra provincia e ognuno – diciamocelo – è convinto di possedere la sua personale ricetta perfetta. Non solo talvolta la scelta degli ingredienti varia da area geografica o singolo paese, ma anche di famiglia in famiglia, con varianti e segreti che si tramandano gelosamente per generazioni. Da chi ci mette il coniglio a chi non lesina sulle patate, discutendo se sia meglio il “mombolì/lumbulì! di lonza o quello più grasso di coppa, per non parlare su quanto sale e burro utilizzare…
il dibattito va avanti da secoli: di spiedo a Brescia si parla infatti già nel medioevo! Tagliare la carne (ma anche tradizionalmente procurarsi gli uccellini), preparare le prese, spiedare, salare il giusto, star dietro al fuoco perché non si esageri con le braci (di legna di vite vecchia o di ulivo vorrebbero le leggende, altro che carbone a legna), “untare” al momento e al punto giusto, per far si che non venga troppo asciutto… tutto è un’arte.......bravo Gianni !E Grazie!

giovedì 26 gennaio 2012

Benedetto XVI e la giornata delle comunicazioni sociali...Luca Doninelli...

Parole che condividiamo tutti noi del Blog. 
"Non si può non restare stupiti che tutto il discorso del Papa Benedetto XVI, nella giornata delle Comunicazioni, sia dedicato al silenzio.
«Il silenzio», dice, «è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto». E poi: «Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee».
Il silenzio aiuta a meglio comprendere il linguaggio non verbale: occhi, volto, corpo. E a rispettare meglio chi ci sta davanti. Ci sono parole dedicate a internet e ai pericoli che il suo uso comporta: «Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte». Esiste dunque un rumore che ha soltanto l’apparenza del silenzio: nel silenzio vero il nostro essere si apre infatti per discernere le domande vere da quelle soltanto indotte.
Eppure Benedetto XVI non demonizza la Rete, anzi, ne sottolinea le possibilità, come nel fulminante passaggio in cui valorizza il linguaggio dei social network, ritenuto solitamente poco profondo perché fonda la propria efficacia sulla brevità, e si sa che la brevità aiuta più l’espressione degli istinti che la riflessione. Eppure, con sorpresa mia e, credo, di molti, ecco le parole inaspettate: «Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità»...
Al centro di tutto il discorso di Benedetto XVI c’è una sollecita preoccupazione per l’uomo e il suo destino, con una tenerezza che non concede difese. Anche l’affollamento verbale della Rete e dei blog ci parlano dell’ «inquietudine dell’essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all’esistenza».
Perché esista vero dialogo occorre l’ascolto, perché esista l’ascolto occorre una vera, appassionata curiosità, e a tutto questo il silenzio è necessario, perché «l’uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita».
Ma il silenzio non è certo una tecnica, un’abitudine etica, una norma di igiene mentale. Non è per “stare meglio con noi stessi”, come si dice oggi, che il Papa ci parla del silenzio. Il problema non è quello di starsene più zitti e parlare di meno. Il silenzio è, piuttosto, la forma dell’apertura del nostro essere di creature, che tutto hanno da ricevere dalla bontà di Chi li fa istante per istante, come dice il bellissimo Salmo 147:
Così nel silenzio pieno di stupore emerge «quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell’umanità (...) E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione».
Imparando ad ascoltare le nostre vere domande, ci apriamo più facilmente all’avvenimento imprevedibile nel quale esse trovano risposta: un uomo in carne e ossa, la “persona di Gesù di Nazaret.
Com’è bello poter imparare da qui, a conoscere il Volto del Figlio di Dio.
Possiamo fare gli spavaldi finché vogliamo, atteggiarci a uomini superiori, fare della fede una giustificazione morale o un’ideologia da difendere, ma la verità è che tutti noi attendiamo la Sua carezza, la carezza non di uno spirito, non un soffio di vento che ci fa trasalire, ma il tocco di una mano vera, di carne, il suono di un voce vera, che possa dire al nostro cuore le stesse parole udite dalla vedova di Nain: «Non piangere».... (Luca Doninelli su Tracce)

martedì 24 gennaio 2012

TESTIMONIANZA DI GIANNI SUL NOSTRO GRUPPETTO DI SCUOLA DI CRISTIANESIMO

ADRO Assemblea 21-1-2012 

Il mio gruppetto è stato uno dei primi, qualcosa è cambiato, qualcuno se ne è andato, qualcuno è arrivato, molti sono gli stessi dell’inizio o da molti anni, ed è commuovente (non uso questa parola con superficialità)  vedere persone non giovanissime, piene di impegni e di problemi, fedeli da anni all’incontro del lunedì sera.
Bisogna dare atto della grande lungimiranza di P. Gino quando ha lanciato la proposta dei gruppetti, vedendo potenzialità che noi non vedevamo.
In questi anni l’esperienza è cambiata, oltre ogni mia aspettativa, senza averlo cercato o voluto, e il gruppetto che all’inizio era solo un incontro di catechesi  è diventato una piccola fraternità.
Fraternità vuol dire un luogo dove puoi fare esperienza.
In primo luogo esperienza di cosa è una amicizia cristiana, cioè un’amicizia che non si basa solo su simpatie o affinità personali ma solo sulla comune sequela a Cristo, quindi una amicizia non esclusiva, cioè che non esclude, ma che è potenzialmente possibile con chiunque incontri sulla tua strada; un’amicizia, cioè persone, che ti rimettono in piedi quando ti siedi, ti fanno camminare quando avresti solo voglia di fermarti, ti ridanno motivazione quando sei pigro o disattento; ti rendi conto che da solo non andresti da nessuna parte! Un’amicizia che piano piano non si è più accontentata dell’incontro del lunedì, ma si è con naturalezza estesa ad altri momenti, occasioni, incontri, condivisioni, fino a diventare le persone  con cui passi la vita.
E’ un luogo dove fai esperienza di accoglienza; in primo luogo dove tu sei accolto così come sei, coi tuoi limiti senza essere giudicato, accettando la sproporzione che c’è tra la proposta che il Movimento ti fa e la tua risposta; e contemporaneamente tu impari ad accettare le altre persone così come sono, con i loro tempi, coi loro limiti, senza pretesa.
Luogo di condivisione, dove si cerca almeno un po’ di portare i pesi gli uni degli altri e di prendersi cura di chi ha bisogno o è più fragile.
Luogo dove esperimenti che  gli insegnamenti della scuola di cristianesimo non sono teorie, ma diventano concretezza, vita quotidiana; dove anche attraverso la discussione  e la  reciproca testimonianza diventano chiare parole non semplici, alcune delle quali in questi anni sono state  particolarmente significative per noi, come i consigli evangelici (ci è costato fatica accostarci soprattutto alla parola povertà, con tutte le sue implicazioni assolutamente concrete), o la parola compito (cioè il dover restituire almeno in parte quello che ti è stato donato), o le parole persone-in-comunione, dove cominci a intuire almeno un po’ l’importanza delle tue relazioni nel determinare la tua stessa persona;   dove impari i nuovi criteri di giudizio che la scuola di cristianesimo ti dà, non solo studiando e riflettendo, ma soprattutto vedendo come gli altri li vivono; e questa è una grande lezione di umiltà, perché capisci che tu, che, come capo-gruppetto,  pensi di essere lì per parlare o a spiegare, hai molto più da imparare che da insegnare.
Non sto parlando di un’esperienza perfetta, perché ognuno di noi è umano, quindi imperfetto, ma insieme stiamo facendo un’esperienza di Movimento più bella  di quella che potremmo fare da soli.
Un’esperienza che ha avuto un inizio, è cresciuta nel tempo e può crescere ancora, cercando innanzitutto esperienze di carità condivise (nel rispetto delle esperienze già in atto da parte di molti), ma anche aprendosi agli altri gruppetti o alle realtà più piccole del Movimento.
L’unico criterio con cui giudicare se un gruppetto lavora bene o no è questo, se cresce, almeno in qualcuno, l’appartenenza al Movimento, l’adesione al Movimento, la risposta a quello che il Movimento propone.
I gruppetti sono nati per questo, e questo è il loro compito. (Gianni)