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martedì 30 dicembre 2014

Il mistero del Natale -S. Edith Stein [Teresa Benedetta della Croce ocd]



"Ho sempre pensato - e forse è un azzardo - che il mistero dell'Incarnazione sia più grande della Resurrezione.
Perché un Dio che si fa bambino... e poi ragazzo... e poi uomo, quando muore non può che risorgere"
(Edith Stein).
I giorni del Natale
Quando i giorni diventano via via più corti, quando, nel corso di un inverno normale cadono i primi fiocchi di neve, timidi e sommessi si fanno strada i primi pensieri del Natale. Questa semplice parola emana un fascino misterioso, cui ben difficilmente un cuore può sottrarsi.
Ma per il cristiano - e in particolare per il cristiano cattolico - Natale è anche qualcos’altro. La stella lo guida alla mangiatoia col Bambino Gesù, che porta la pace in terra. L’arte cristiana ce lo pone davanti agli occhi in innumerevoli e delicate immagini, mentre antiche melodie, da cui risuona tutto l’incantesimo dell’infanzia, lo cantano.
Nel cuore di colui che vive con la Chiesa, le campane del "Rorate" (1) e i canti dell’Avvento risvegliano una santa e ardente nostalgia, e a chi si disseta alla fonte inesauribile della sacra liturgia il grande profeta dell’incarnazione ripete, giorno dopo giorno, le sue grandiose esortazioni e promesse: "Stillate, cieli, dall’alto, e le nubi piovano il Giusto! Il Signore è vicino! Adoriamolo! Vieni, Signore, e non tardare! Esulta, Gerusalemme, sfavilla di gioia, perché viene a te il tuo Salvatore!".
Dal 17 al 24 dicembre le grandi antifone gridano con un desiderio e ardore crescente il loro "Vieni a salvarci". Sì, quando la sera gli alberi di Natale luccicano e ci si scambiano i doni, una nostalgia inappagata continua a tormentarci e a spingerci verso un’altra luce splendente, fintanto che le campane della Messa di mezzanotte suonano e il miracolo della Notte Santa si rinnova su altari inondati di luci e di fiori :"E il Verbo si fece carne". Allora è il momento in cui la nostra speranza si sente beatamente appagata.
Seguire il Figlio incarnato di Dio
Ognuno di noi ha già sperimentato una simile felicità del Natale. Ma il cielo e la terra non sono ancora divenuti una cosa sola. La stella di Betlemme è una stella che continua a brillare anche oggi in una notte oscura. Già all’indomani del Natale la Chiesa depone i paramenti bianchi della festa e indossa il colore del sangue: Stefano, il protomartire, che seguì per primo il Signore nella morte, e i bambini innocenti, i lattanti di Betlemme e della Giudea, che furono ferocemente massacrati dalle rozze mani dei carnefici.
"Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore! Oggi la vera pace è discesa dal Cielo." [Notre Dame - Paris]
Che significa questo? Dov’è ora il giubilo delle schiere celesti, dov’è la beatitudine silente della notte santa? Dov’è la pace in terra? "Pace in terra agli uomini di buona volontà". Ma non tutti sono di buona volontà. Per questo il Figlio dell’eterno Padre dovette scendere dalla gloria del cielo, perché il mistero dell’iniquità aveva avvolto la terra.
Le tenebre ricoprivano la terra, ed Egli venne come la luce che illumina le tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolto. A quanti lo accolsero Egli portò la luce e la pace; la pace col Padre celeste, la pace con quanti come essi sono figli della luce e figli del Padre celeste, e la pace interiore e profonda del cuore; ma non la pace con i figli delle tenebre.
Ad essi il Principe della pace non porta la pace, ma la spada. Per essi Egli è la pietra d’inciampo, contro cui urtano e si schiantano. Questa è una verità grave e seria, che l’incanto del Bambino nella mangiatoia non deve velare ai nostri occhi. Il mistero dell’incarnazione e il mistero del male sono strettamente uniti. Alla luce, che è discesa dal cielo, si oppone tanto più cupa e inquietante la notte del peccato. Il Bambino protende nella mangiatoia le piccole mani, e il suo sorriso sembra già dire quanto più tardi, divenuto adulto, le sue labbra diranno: "Venite a me voi tutti che siete stanchi e affaticati".
Alcuni seguirono il suo invito. Così i poveri pastori sparsi per la campagna attorno a Betlemme che, visto lo splendore del cielo e udita la voce dell’angelo che annunciava loro la buona novella, risposero pieni di fiducia : "Andiamo a Betlemme" e si misero in cammino; così i re che, partendo dal lontano Oriente, seguirono con la stessa semplice fede la stella meravigliosa. Su di loro le mani del Bambino riversarono la rugiada della grazia, ed essi "provarono una grandissima gioia".
Queste mani danno e esigono nel medesimo tempo; voi sapienti deponete la vostra sapienza e divenite semplici come i bambini; voi re donate le vostre corone e i vostri tesori e inchinatevi umilmente davanti al Re dei re; prendete senza indugio su di voi le fatiche, le sofferenze e le pene che il suo servizio richiede. Voi bambini, che non potete ancora dare alcunché da parte vostra: a voi le mani del Bambino nella mangiatoia prendono la tenera vita prima ancora che sia propriamente cominciata; il modo migliore di impiegarla è quello di essere sacrificata per il Signore della vita.
"Seguitemi", così dicono le mani del Bambino, come più tardi diranno le labbra dell’uomo adulto. Così dissero esse al giovane amato dal Signore e che ora fa anche parte della schiera disposta attorno alla mangiatoia. E san Giovanni, il giovane dal cuore puro e semplice, lo seguì senza domandare: Dove? A che scopo? Abbandonò la barca del padre e andò dietro al Signore su tutte le sue strade, fino al Golgota.
"Seguimi", questo invito percepì anche il giovane Stefano. Egli seguì il Signore nella lotta contro le potenze delle tenebre, contro l’accecamento della testarda mancanza di fede; gli rese testimonianza con le sue parole e col suo sangue; lo seguì anche nel suo spirito, nello spirito dell’amore, che combatte il peccato, ma ama il peccatore e intercede per l’assassino davanti a Dio anche in punto di morte.
Di fronte ad essi sta la notte dell’indurimento e dell’accecamento incomprensibile: gli scribi, che sono in grado di dare informazioni sul tempo e sul luogo in cui il Salvatore del mondo deve nascere, ma che non deducono alcun "Andiamo a Betlemme!"; il re Erode, che vuole uccidere il Signore della vita. Di fronte al Bambino nella mangiatoia gli spiriti si dividono. Egli è il Re dei re e il Signore della Vita e della morte, pronuncia il suo "Seguimi", e chi non è per lui è contro di lui. Egli lo pronuncia anche per noi e ci pone di fronte alla decisione di scegliere fra luce e tenebre.
Il corpo mistico di Cristo
Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo. Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene. E inoltre che le vie, per le quali il Salvatore conduce, vanno al di là di questa terra.
Il Presepe aiuta a contemplare il mistero del Figlio di Dio che si fa uomo, in un mondo anche allora pieno di contraddizioni, tensioni sociali e politiche, lotte di potere. Solo i poveri e gli umili di cuore lo accolgono, sono loro i testimoni dell'evento
più importante della storia.
O scambio mirabile! Dio è diventato un figlio degli uomini, affinché gli uomini potessero diventare figli di Dio. Uno di noi aveva lacerato il legame della figliolanza divina, uno di noi doveva di nuovo riannodarlo e pagare per il peccato. Ma nessun discendente di questa progenie antica, malata e imbastardita, era in grado di farlo. Su di essa andava innestato un ramoscello nuovo, sano e nobile. Egli è divenuto uno di noi, anzi di più ancora, una cosa sola con noi.
Questa è infatti la cosa meravigliosa del genere umano, il fatto che siamo tutti una cosa sola. Se le cose stessero diversamente, la caduta dell’uno non si sarebbe tirata dietro la caduta di tutti gli altri. Egli è il nostro capo, noi le sue membra. Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un "sì" al suo "Seguimi", allora siamo suoi, è libera la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi.
Non è ancora la contemplazione beata di Dio nella luce della gloria; è ancora l’oscurità della fede, però la nostra vita non è più di questo mondo ed è già un’esistenza nel regno di Dio. Tale regno sopravvenne in maniera diversa da come ce lo si era immaginato in base ai salmi e ai profeti. I romani rimasero i padroni del paese, e i sommi sacerdoti e gli scribi continuarono a tenere il popolo povero sotto il loro giogo. Chiunque apparteneva al Signore portava invisibilmente il regno di Dio in sé. Egli non si vide alleggerito dei pesi dell’esistenza terrena, anzi ne vide aggiungere degli altri; ma dentro era sorretto da una forza alata, che rendeva dolce il giogo e leggero il peso. La vita divina, che viene accesa nell’anima, è la luce che è venuta nelle tenebre, il miracolo della Notte Santa.
Essere una cosa sola in Dio
Essere una cosa sola con Dio: questa è la prima cosa. Ma una seconda ne segue immediatamente. Se nel corpo mistico Cristo è il capo e noi le membra, allora noi siamo membra gli uni degli altri, e tutti insieme siamo una cosa sola in Dio, una vita divina. Se Dio è in noi e se egli è amore, allora non possiamo che amare i fratelli. Per questo il nostro amore del prossimo è la misura del nostro amore di Dio.
Ma si tratta di un amore diverso dall’amore naturale per gli uomini. L’amore naturale si dirige verso questo o verso quello, verso chi è a noi legato da vincoli di sangue, da affinità di carattere o da interessi comuni. Gli altri sono "estranei", di essi "non ci importa alcunché". Per il cristiano non esiste alcun "estraneo". Cristo è venuto per i peccatori e non per i giusti. E se il suo amore vive in noi, allora agiamo come lui e andiamo dietro alla pecorella smarrita.
L’amore naturale tende ad avere per sé la persona amata e a possederla nella maniera più indivisa possibile. Cristo è venuto per riportare al Padre l’umanità perduta; e chi ama col suo amore vuole gli uomini per Dio e non per sé. Questa è naturalmente nello stesso tempo la via più sicura per possederli eternamente; quando infatti abbiamo posto in salvo una persona in Dio, siamo con lei in Dio una cosa sola, mentre il desiderio di conquistarla conduce spesso – anzi prima o poi sempre – alla sua perdita. Ciò vale per l’altrui anima come per la propria e per ogni bene esteriore: chi si dedica alle cose esteriori per conquistarle e conservarle, le perde. Chi ne fa dono a Dio, le guadagna.
"Sia fatta la Tua volontà!"
Tocchiamo così un terzo segno della figliolanza divina. Essere una cosa sola con Dio, il primo. Il fatto che tutti sono una cosa sola in Dio, il secondo. Il terzo :"Da questo riconoscerò che mi amate, se osserverete i miei comandamenti". Essere figlio di Dio significa camminare dando la mano a Dio, fare la volontà di Dio e non la propria, riportare nelle sue mani ogni preoccupazione e speranza, non affannarsi più per sé e per il proprio futuro. Questa è la base della libertà e della gioia del figlio di Dio.
La vita divina che Cristo accende nell'anima è la luce che è venuta a rischiarare le nostre tenebre...
[dipinto di Hans Mëmling]
Tutti conoscono la parabola degli uccelli del cielo e dei gigli del campo. Ma quando incontrano una persona che non possiede alcun bene, non ha alcuna pensione e alcuna assicurazione e tuttavia va incontro serena al suo futuro, scuotono il capo come se si trovassero di fronte a un tipo strano. La fiducia in Dio rimane incrollabile solo se essa include la disponibilità ad accogliere qualunque cosa dalla sua mano. Dio solo infatti sa quel che è bene per noi. E se un giorno per noi dovessero esser meglio la miseria, la privazione, anziché un reddito sicuro, oppure l’insuccesso e l’umiliazione al posto dell’onore e del prestigio, dovremmo tenerci pronti anche a questo. Se lo facciamo, allora possiamo vivere il presente senza lasciarci turbare dal futuro.
Il "sia fatta la tua volontà", in tutta la sua estensione, deve essere il criterio della vita cristiana. Esso deve scandire la giornata dal mattino alla sera, il corso dell’anno e tutta la vita. E deve quindi essere anche l’unica preoccupazione del cristiano. Tutte le altre il Signore le prende su di sé.
Chi appartiene a Cristo deve vivere tutta la sua vita. Deve maturare fino all’età adulta di Cristo, imboccare un giorno la via della croce, dirigersi al Getsemani e al Golgota. E tutte le sofferenze che provengono dall’esterno sono un nulla a paragone della notte oscura dell’anima, allorché la luce divina non brilla più e la voce del Signore tace. Perché fa così? Siamo qui di fronte ai suoi misteri, misteri che non possiamo penetrare fino in fondo. Un pò però li possiamo già perscrutare.
Dio è divenuto uomo per farci di nuovo partecipare alla sua vita. Partecipazione che era al principio e che è l’ultimo fine. Ma nell’intervallo c’è ancora qualcos’altro.. Cristo è Dio e uomo, e chi vuol partecipare alla sua vita, deve prender parte alla sua vita divina e umana. La natura umana da lui assunta gi diede la possibilità di soffrire e morire. La natura divina, da lui posseduta dall’eternità, conferì alla sua passione e morte un valore infinito e la capacità di compiere la redenzione.
La passione e la morte di Cristo continuano nel suo corpo mistico e in ognuna delle sue membra. Ogni uomo deve soffrire e morire. Ma se egli è un membro vivo del corpo di Cristo, la sua sofferenza e la sua morte diventano, grazie alla divinità del capo, redentrici.
Questo è il motivo oggettivo, per cui tutti i santi hanno aspirato a soffrire. Non si tratta di un desiderio malsano. Gli occhi della mente naturale lo vedono come una perversione. Ma alla luce del mistero della redenzione esso appare come estremamente ragionevole. E così colui che è unito a Cristo persevera incrollabile anche nella notte oscura della lontananza soggettiva da Dio; forse la provvidenza divina gli impone questo tormento per liberare una persona oggettivamente incatenata. Diciamo pertanto: "Sia fatta la tua volontà!" anche e proprio per questo, nella notte più oscura.
Mezzi di salvezza
Ma possiamo ancora pronunciare questo "sia fatta la tua volontà" , quando non sappiamo più con certezza che cosa la volontà di Dio esige da noi? Esistono mezzi così potenti che uno sbandamento, per quanto in linea di principio possibile, diventa in realtà infinitamente inverosimile. Dio è infatti venuto per redimerci, per unirci a sé, per rendere la nostra volontà conforme alla sua. Conosce la nostra natura. Ne tiene conto e ci ha quindi fatto dono di tutto ciò che può aiutarci a raggiungere il traguardo.
Il Bambino divino è diventato il Maestro e ci ha detto che cosa dobbiamo fare. Per permeare tutta una vita umana di vita divina non basta inginocchiarsi una volta all’anno davanti alla mangiatoia e lasciarsi prendere dall’incanto della notte santa. A questo scopo bisogna stare quotidianamente in contatto con Dio per tutta la vita, ascoltare le parole che egli ha pronunciato e che ci sono state tramandate, e metterle in pratica. Prima di tutto bisogna pregare, così come il Salvatore ci ha insegnato a fare e ha continuamente e pressantemente raccomandato. "Chiedete e vi sarà dato". E’ una sicura promessa di esaudimento. E chi recita quotidianamente di cuore il suo "Signore, sia fatta la tua volontà", può confidare di non tradire la volontà divina anche quando non ne ha più alcuna certezza soggettiva.
Inoltre: Cristo non ci ha lasciati orfani. Ha inviato il suo Spirito, che insegna a tutti noi la verità. Ha fondato la Chiesa, che è guidata dal suo Spirito, e ha istituito in essa i suoi rappresentanti, dalla cui bocca il suo Spirito ci parla in parole umane. In essa egli ha unito i fedeli in una comunità e vuole che ognuno sia responsabile di ogni altro. Pertanto non siamo soli, e dove viene meno la fiducia nel proprio giudizio e anche nella propria preghiera siamo soccorsi dalla forza dell’obbedienza e della forza dell’intercessione.
"E il Verbo si fece carne". Ciò è divenuto verità nella stalla di Betlemme. Ma si è adempiuto anche in altra forma. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna". Il Salvatore, ben sapendo che siamo uomini quotidianamente alle prese con le nostre debolezze, viene in aiuto della nostra umanità in maniera veramente divina. Come il corpo terreno ha bisogno del pane quotidiano, così anche la vita divina aspira in noi ad essere continuamente alimentata. "Questo è il pane vivo, che è disceso dal cielo". Per chi ne fa veramente il suo pane quotidiano, in lui si compie quotidianamente il mistero del Natale, l’incarnazione del Verbo. E questa è indubbiamente la via più sicura per conservare ininterrottamente l’unione con Dio e radicarsi ogni giorno sempre più saldamente e profondamente nel corpo mistico di Cristo.
So bene che ciò apparirà a molti un’esigenza troppo radicale. In pratica essa comporta, per la maggior parte di coloro che cominciano a soddisfarla, un rivoluzionamento di tutta la loro vita, interiore ed esteriore. Ma appunto così dobbiamo fare! Nella nostra vita dobbiamo far spazio al Salvatore eucaristico, affinché possa trasformare la nostra vita nella sua.
E' questa una richiesta esagerata? Abbiamo tempo per tante cose inutili: per leggere ogni genere di libri, riviste e quotidiani futili, per bighellonare da un caffé all’altro e passare quarti d’ora e mezzore a chiacchierare per strada, tutte ‘distrazioni’ in cui sprechiamo e disperdiamo tempo e energie. Non ci è proprio possibile riservare ogni mattina un’ora, in cui non ci distraiamo, ma ci raccogliamo, in cui non ci logoriamo, ma accumuliamo energia per poi affrontare col Suo aiuto i nostri compiti quotidiani?
Ma naturalmente ci vuole più di una semplice ora del genere. Essa deve animare tutte le altre, sì da rendersi impossibile "lasciarci andare", fosse anche solo momentaneamente. Così succede nei rapporti quotidiani col Salvatore. Diventiamo sempre più sensibili nel discernere ciò che gli piace e gli dispiace. Se prima eravamo tutto sommato molto contenti di noi, ora le cose cambiano. Troveremo che molte cose sono cattive e nei limiti del possibile le cambieremo.
E scopriremo alcune cose che non possiamo ritenere belle e buone, e che pur risulta tanto difficile cambiare. Allora diventiamo a poco a poco molto piccoli e umili, pazienti e indulgenti verso le pagliuzze presenti negli occhi altrui, perché abbiamo da fare con la trave presente nei nostri; e infine, impariamo anche a sopportarci nella luce della presenza di Dio e ad affidarci alla sua misericordia, che può venire a capo di tutto ciò che si fa beffe delle nostre forze.
Edith Stein, nata a Breslavia il 12 ottobre 1891 e morta ad Auschwitz il 9 agosto 1942.
Lungo è il cammino per passare dall’autocompiacimento del "buon cattolico", che "compie i suoi doveri", ma per il resto fa come gli piace, ad una vita che si lascia guidare per mano da Dio ed è caratterizzata dalla semplicità del bambino e dall’umiltà del pubblicano. Chi però l’ha imboccata una volta, non la rifà più a ritroso.
La vita filiale in Dio significa perciò divenire piccoli e nel medesimo tempo divenire grandi. Vivere l'Eucaristia significa uscire spontaneamente dalla meschinità della propria vita e addentrarsi negli ampi spazi della vita di Cristo. Chi fa visita al Signore nella sua casa, non si occuperà più solo e sempre di sé e delle proprie faccende, ma comincerà ad interessarsi delle faccende del Signore.
La partecipazione al sacrificio quotidiano ci immerge, senza che ce ne accorgiamo, nella vita liturgica. Le preghiere e i riti dell’altare ripropongono continuamente davanti alla nostra anima, nel corso dell’anno liturgico, la storia della salvezza e ce ne fanno penetrare sempre più profondamente il senso. E l’azione sacrificale ci impregna instancabilmente del mistero centrale della nostra fede, cardine della storia del mondo: del mistero dell’incarnazione e della redenzione. Chi può assistere con spirito e cuore aperto al sacrificio eucaristico senza entrare a sua volta nel suo dinamismo, senza essere preso dal desiderio di inserire se stesso e la propria piccola vita personale nella grande opera del Redentore?
I misteri del cristianesimo sono un tutto indivisibile. Chi ne approfondisce uno, finisce per toccare tutti gli altri. Così la vita che si diparte da Betlemme procede inarrestabilmente verso il Golgota, va dalla mangiatoia alla Croce. Quando la santissima Vergine presentò il Bambino al tempio, le fu predetto che la sua anima sarebbe stata trafitta da una spada, che quel bambino era posto per la caduta e la risurrezione di molti e come segno di contraddizione.
Nella notte del peccato brilla la stella di Betlemme. Sullo splendore luminoso che irradia dalla mangiatoia cade l’ombra della croce. La luce si spegne nell’oscurità del venerdì santo, ma torna a brillare più luminosa, sole di misericordia, la mattina della risurrezione. Il Figlio incarnato di Dio pervenne attraverso la croce e la passione alla gloria della risurrezione. Ognuno di noi, tutta l’umanità. perverrà col Figlio dell’uomo, attraverso la sofferenza e la morte, alla medesima gloria.
[Nota: questo scritto di Edith Stein, qui riportato quasi integralmente, è stato pubblicato postumo, a Colonia, nel 1950

venerdì 26 dicembre 2014

Benedetto questo nuovo giorno che è Natale (M.Delbrel)

Il nuovo giorno di Madeleine Delbrêl

Tratto da Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco, P.Gribaudi editore, Torino, 1990
Se vuoi trovare Dio sappi che è dappertutto, ma sappi anche che non è solo… 
Se vai in capo al mondo, trovi le orme di Dio; se vai nel profondo di te stesso, troverai Dio in persona»  «Mio Dio, se tu sei dappertutto, come mai io sono così spesso altrove?»
 
Inizia un altro giorno.
Gesù vuol viverlo in me. Lui non si è isolato.
Ha camminato in mezzo agli uomini.
Con me cammina tra gli uomini d'oggi.

Incontrerà
ciascuno di quelli che entreranno nella mia casa,
ciascuno di quelli che incrocerò per la strada,
altri ricchi come quelli del suo tempo, altri poveri,
altri eruditi e altri ignoranti,
altri bimbi e altri vegliardi,
altri santi e altri peccatori,
altri sani e altri infermi.
Tutti saranno quelli che egli è venuto a cercare.
Ciascuno, colui che è venuto a salvare.
A coloro che mi parleranno, egli avrà qualche cosa
da dire.
A coloro che verranno meno, egli avrà qualche cosa
da dare.
Ciascuno esisterà per lui come se fosse il solo.
Nel rumore egli avrà il suo silenzio da vivere.
Nel tumulto, la sua pace da portare.
Gesù, in tutto, non ha cessato di essere il Figlio.
Vuole in me rimanere legato al Padre.
Dolcemente legato,
ogni secondo,
sospeso su ciascun secondo,
come un sughero sull'acqua.
Dolce come un agnello
di fronte a ogni volontà del Padre.
Tutto sarà permesso in questo giorno che viene,
tutto sarà permesso ed esigerà che io dica il mio sì.
Il mondo dove Lui mi lascia per esservi con me
non può impedirmi di essere con Dio;
come un bimbo portato sulle braccia della madre
non è meno con lei
per il fatto che lei cammina tra la folla.

Gesù, dappertutto, non ha cessato d'essere inviato.
Noi non possiamo esimerci d'essere,
in ogni istante,
gl'inviati di Dio nel mondo.
Gesù in noi, non cessa di essere inviato,
durante questo giorno che inizia,
a tutta l'umanità, del nostro tempo, di ogni tempo,
della mia città e del mondo.

Attraverso i fratelli più vicini ch'egli ci farà
servire amare salvare,
le onde della sua carità giungeranno
sino in capo al mondo,
andranno sino alla fine dei tempi.

Benedetto questo nuovo giorno che è Natale
per la terra,

poiché in me Gesù vuole viverlo ancora.

venerdì 8 marzo 2013

"Ritratti di santi" 2013 al Convento di San Pietro in Castello Brescia

PADRE ANTONIO MARIA SICARI  IL 5 MARZO HA TRATTEGGIATO LA FIGURA DI SHAHBAZ BHATTI...MARTIRE PER LA FEDE... DI SEGUITO,UN ARTICOLO DI RADIO VATICANA
2012-03-03 Radio Vaticana
Ricorre oggi il primo anniversario dell’assassinio di Shahbaz Bhatti, ministro cattolico pakistano per le Minoranze religiose. Fortemente impegnato per la difesa delle minoranze e per la revisione della Legge sulla blasfemia, dopo aver chiesto la liberazione di Asia Bibi, la donna cristiana madre di cinque figli condannata a morte in nome di questa norma, il 2 marzo 2011 veniva ucciso con 30 colpi di arma da fuoco. "Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia – scrive Shahbaz Bhatti – ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita”. La mia risposta “è sempre stata la stessa: ‘No, io voglio servire Gesù da uomo comune’. Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù”. Voglio, scrive ancora il ministro cattolico, “che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita”. E ribadisce: “Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo Paese. Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia”. Gli estremisti, racconta poi Bhatti, “qualche anno fa, hanno persino chiesto ai miei genitori, a mia madre e mio padre, di dissuadermi dal continuare la mia missione in aiuto dei cristiani e dei bisognosi, altrimenti mi avrebbero perso. Ma mio padre mi ha sempre incoraggiato”. Io, conclude, “ dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri".
Numerose iniziative in tutto il mondo ricordano  la figura del ministro Bhatti: in Pakistan, dove si celebrano Messe di commemorazione in tutte le chiese del Paese, gli verranno intitolati un’università e un museo. Tante le voci della società civile pakistana, non solo tra i cristiani, che ricordano Bhatti come un grande leader politico impegnato fino al sacrificio estremo per la difesa della dignità dell’uomo. Sulla figura e l’eredità spirituale del ministro pakistano, Alessandro Gisotti ha raccolto la testimonianza del fratello Paul Bhatti, consigliere speciale del primo ministro pakistano.
R. – L’eredità più forte è che portava avanti la causa dei più poveri Era la voce per la gente che non poteva parlare: difendeva i cristiani che venivano discriminati sulle diverse cose. Questa è la causa che ha portato avanti e questa causa l’ha ora lasciata a me. Pur essendo molto pesante, è – allo stesso tempo – molto gratificante per le cose che ha fatto, le cose che ha ottenuto. L’amore che ha dato a questa comunità è grande.
D. – Le cronache, anche di questi ultimi giorni, parlano di cristiani accusati di blasfemia e di problemi: c’è tanto da fare…
R. – Esatto, esatto. C’è tanto da fare e noi lavoriamo per la pace in Pakistan, perché è necessaria. E’ uno degli obiettivi, oltre a difendere una determinata comunità, contribuire alla pace e alla stabilità del Pakistan.
D. – Quali sono le speranze, soprattutto per i giovani del Pakistan, in ricordo di suo fratello?
R. – Le speranze sono buone, anzitutto riguardo alla dimensione cristiana, perché lui ha seguito Gesù Cristo con una fede così forte, che non ha avuto mai paura. In secondo luogo, è necessario insegnare oggi ai nostri giovani a proteggere ed essere più vicini a chi ha bisogno. Chi lo avrebbe immaginato: c’è un desiderio nei giovani di seguire l'esempio di mio fratello, sono ispirati dalla sua immagine. (mg)

martedì 5 marzo 2013

CHIARA AMIRANTE :"Solo l'amore resta !"........un futuro per la povera gente...un futuro per la Chiesa.....

IL SUO BLOG  
     http://www.cavalieridellaluce.net/chiara-amirante/

Chiara cresce in una famiglia che vive nel movimento dei Focolari di Chiara Lubich. Fin dall’inizio attorno a lei – anche all’università di Roma – si raccolgono tanti giovani. Poco più che ventenne contrae una malattia gravissima agli occhi – l’uveite – che, oltre a dolori tremendi per quattro anni, secondo la diagnosi di tutti gli specialisti, la porterà presto alla cecità totale.
Nonostante questa prova tremenda il cammino spirituale di Chiara si approfondisce. E perfino la sua gioia. Il suo sobrio racconto fa intuire esperienze che – più che sogni – hanno tutto l’aspetto di esperienze soprannaturali.
Così, mentre matura in lei la vocazione ad andare da sola a cercare gli ultimi, i più derelitti e disperati (e il “popolo della notte” della Stazione Termini è il luogo che ha nel cuore), d’improvviso – dopo un pellegrinaggio al santuario del Divino Amore – le viene donata una guarigione improvvisa, totale e del tutto inspiegabile per i medici.
Una guarigione che lei in fondo non aveva neanche chiesto, ma che interpreta come un segno: deve intraprendere subito la sua strada. E così diventa l’angelo degli inferni metropolitani. Si aggira col suo sorriso in luoghi pericolosissimi e sempre si sente protetta.
Finché decide lei stessa di andare a vivere con questa povera gente, tra tossicodipendenti, malati di Aids, ragazze prostitute, derelitti al limite del suicidio, ex carcerati, gente che aveva frequentato sette sataniste, con tutte le conseguenze…
I fatti che accadono attorno a Chiara sono sconvolgenti. Veramente si rende visibile la potenza dello Spirito Santo. Sono pagine tutte le leggere. 


martedì 19 febbraio 2013

Ritratti di Santi a Brescia..stassera primo ritratto:SAN GIOVANNI PIAMARTA...video:Prima parte della sua vita

Inizia l’itinerario quaresimale Ritratti di Santi

Martedì 19 febbraio alle ore 20.30 a Brescia presso la Chiesa di San Pietro in Castello (parcheggio interno) inizierà il consueto itinerario quaresimale Ritratti di Santi, proposto dal Movimento Ecclesiale Carmelitano e realizzato da Padre Antonio Maria Sicari, che quest'anno vedrà protagonisti le seguenti figure di Santi in questi giorni:
1. San GIOVANNI PIAMARTA (1841-1913) (martedì 19 febbraio)
apostolo della gioventù
2. Santa KATHARINE MARY DREXEL (1858-1955) (martedi 26 febbraio)
Apostola degli Indiani e degli Afro-Americani
3. SHAHBAZ BHATTI (1968-2011) (martedì 5 marzo)
Martire pakistano per la libertà religiosa
4. Servo di Dio FRATEL ETTORE (1928-2004) (martedì 12 marzo)
Missionario tra i "barboni"
5. San PIETRO APOSTOLO (martedi 19 marzo . Santuario delle Grazie)
Una roccia per la fede
I primi quattro ritratti saranno ricordati all'interno  della celebrazione eucaristica delle h. 20.30, presso la Chiesa di S. Pietro in Castello e verranno riproposti nei giorni di mercoledì 20 e 27 febbraio, mercoledì 6 e 13 marzo alle ore 20.30 presso la Chiesa di San Pietro in Vincoli di Roè Volciano e nei giorni di giovedì 21 e 28 febbraio, giovedì 7 e 14 marzo alle 20.30 presso il Santuario Madonna della Neve di Adro.
Nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, invece, sempre all'interno della S. Messa, sarà tracciato il profilo di San Pietro Apostoli, "una roccia per la fede" (martedì 19 marzo ore 20.30).
I Ritratti di Santi sono il momento più rappresentativo della vita del Movimento Ecclesiale Carmelitano. Scritti da Padre Antonio Maria Sicari, i "Ritratti di Santi" (oltre un centinaio) hanno in questi anni tracciato un vero e proprio itinerario di fede che il MEC propone ogni anno – in molte città italiane e straniere – durante il tempo di Quaresima. Un particolare "itinerario quaresimale" pensato – in preparazione della Pasqua – per imparare a contemplare il volto dei santi, la loro vocazione e la loro missione nella Chiesa e nel mondo.
"Ognuno dovrebbe avere qualche Santo che gli sia familiare, per sentirlo vicino con la preghiera e l'intercessione, ma anche per imitarlo. Vorrei invitarvi, quindi, a conoscere maggiormente i Santi, a iniziare da quello di cui portate il nome, leggendone la vita, gli scritti. Siate certi che diventeranno buone guide per amare ancora di più il Signore e validi aiuti per la vostra crescita umana e cristiana" (Benedetto XVI).

domenica 6 gennaio 2013

L'INIZIO DEL DIVINO IN NOI....Edith Stein...

Santa Teresa Benedetta della Croce – Edith Stein – in una conferenza  sul “Mistero di Natale “, tenuta a Ludwighafen il 31 gennaio 1931 diceva:
“Essere una cosa sola con Dio 
Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo.
Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene.
E inoltre che le vie, per le quali il Salvatore conduce, vanno al di là di questa terra.
O scambio mirabile! Il Creatore del genere umano ci conferisce, assumendo un corpo, la sua divinità.
Per quest’opera mirabile il Redentore è infatti venuto nel mondo. Dio è diventato un figlio degli uomini, affinché gli uomini potessero diventare figli di Dio. (…)
Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “sì” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi e libera è la via, perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Questo è l’inizio della vita divina in noi.

mercoledì 26 dicembre 2012

Mi chiamo Asia Noreen Bibi......Prega per noi e scrivi ! ...S.Stefano...oggi....

Se mi convertissi sarei libera, preferisco morire cristiana
Scrivo da una cella senza finestre
Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Scrivo agli uomini e alle donne di buo­na volontà dalla mia cella senza finestre, nel modulo di isolamen­to della prigione di Sheikhupura, in Pakistan, e non so se leggerete mai questa lettera. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata con­dannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profe­ta Maometto.

Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico de­­litto, in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica. Non so se queste parole usciranno da questa prigione. Se il Signore miseri­cordioso vuole che ciò avvenga, chiedo agli spagnoli (il 15 dicembre, il marito di Asia ritirerà a Madrid il premio dell’associazione HazteOir, n­dr ) di pregare per me e intercedere presso il presidente del mio bellissi­mo Paese affinché io possa recuperare la libertà e tornare dalla mia fa­miglia che mi manca tanto. Sono sposata con un uomo buono che si chiama Ashiq Masih. Abbia­mo cinque figli, benedizione del cielo: un maschio, Imran, e quattro ra­gazze, Nasima, Isha, Sidra e la piccola Isham. Voglio soltanto tornare da loro, vedere il loro sorriso e riportare la serenità. Stanno soffrendo a cau­sa mia, perché sanno che sono in prigione senza giustizia. E temono per la mia vita. Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho rin­graziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana. «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui». 

Due uomini giusti sono stati assassinati per aver chiesto per me giusti­zia e libertà. Il loro destino mi tormenta il cuore. Salman Taseer, gover­natore della mia regione, il Punjab, venne assassinato il 4 gennaio 2011 da un membro della sua scorta, semplicemente perché aveva chiesto al governo che fossi rilasciata e perché si era opposto alla legge sulla bla­sfemia in vigore in Pakistan. Due mesi dopo un ministro del governo na­zionale, Shahbaz Bhatti, cristiano come me, fu ucciso per lo stesso mo­tivo. Circondarono la sua auto e gli spararono con ferocia.

Mi chiedo quante altre persone debbano morire a causa della giustizia. Prego in ogni momento perché Dio misericordioso illumini il giudizio delle nostre autorità e le leggi ristabiliscano l’antica armonia che ha sempre regnato fra persone di differenti religioni nel mio grande Pae­se. Gesù, nostro Signore e Salvatore, ci ama come esseri liberi e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere. Ho provato u­na grande emozione quando ho saputo che il Santo Padre Benedetto XVI era intervenuto a mio favore. Dio mi permetta di vivere abbastan­za per andare in pellegrinaggio fino a Roma e, se possibile, ringraziarlo personalmente.

Penso alla mia famiglia, lo faccio in ogni momento. Vivo con il ricordo di mio marito e dei miei figli e chiedo a Dio misericordioso che mi per­metta di tornare da loro. Amico o amica a cui scrivo, non so se questa lettera ti giungerà mai. Ma se accadrà, ricordati che ci sono persone nel mondo che sono perseguitate a causa della loro fede e – se puoi – prega il Signore per noi e scrivi al presidente del Pakistan per chiedergli che mi faccia ritornare dai miei familiari. Se leggi questa lettera, è perché Dio lo avrà reso possibile. Lui, che è buono e giusto, ti colmi con la sua Grazia.


Asia Noreeen Bibi - Prigione di Sheikhupura, Pakistan​ 8 Dicembre 2012

 Invia una mail all'indirizzo : asiabibi@avvenire.it 
e la seguente dicitura come testo:

Io sottoscritto NOME,  COGNOME,  CITTA',  aderisco all'appello per la liberazione di Asia Bibi.
Chiedo al presidente del Pakistan Asif Ali Zardari di intervenire a suo favore.
Così potrai fare già qualcosa per Asia.....

martedì 27 novembre 2012

LA MEDAGLIA MIRACOLOSA -27 NOVEMBRE-LA STORIA

http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&file=article&sid=163

Leggi la storia cliccando su questo link sopra ...
Tratta  dal  sito Flos Carmeli..
Indice e pagine  da sfogliare e anche da copiare...
 Un esempio luminoso è quello di Santa Teresina. Questa cara Santa, fin da fanciulla dovette intuire bene il valore della Medaglia miracolosa se si industriava davvero molto a distribuirla. Una volta, in casa sua, riuscì a far prendere la Medaglia a una domestica che non si comportava bene, facendosi promettere che l'avrebbe portata al collo fino alla morte. Un'altra volta, sempre a casa, mentre alcuni operai stavano lavorando, l'angelica Teresina prese delle medagline e andò a metterle nelle tasche delle loro giacche appese

domenica 25 novembre 2012

Gianni Gennari: "Teresa di Lisieux. Il fascino della santità. I segreti di una “dottrina” ritrovata"

Così la verità degli scritti di Teresa Martin e quindi della sua dottrina si è imposta...

di Germano Di Michele( da Tempi.it)

Il libro di Gianni Gennari
Teresa Martin, più conosciuta come santa Teresa di Lisieux: una vita (durata solo 24 anni) tutta nascosta e conclusa nel 1897. Proclamata beata da papa Pio XI nel 1923, santa nel 1925, protettrice della Francia e patrona delle missioni in tutto il mondo. È in quegli anni che qualcuno avanza la proposta di proclamarla Dottore della Chiesa. Eppure lo stesso Papa che l’amava, che l’aveva beatificata e canonizzata, che l’aveva chiamata «Stella» del suo pontificato, rifiutò la richiesta sbattendo il pugno sul tavolo: neppure parlarne, e per questo neppure a pensarci! (..............)
Eppure nel 1997, Giovanni Paolo II le ha conferito il titolo di Dottore della Chiesa. Cosa è successo che spieghi il cammino dal no di Pio XI al sì di Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi? Nel libro di Gianni Gennari Teresa di Lisieux. Il fascino della santità. I segreti di una “dottrina” ritrovata (Lindau, 609 pagine, 38 euro) si cerca di dare una risposta, di capire il perché di questo radicale cambiamento da parte di due, anzi tre, Papi.
Lo scopo del libro è, infatti, quello di mostrare il cammino attraverso il quale la verità degli scritti di Teresa Martin e quindi della sua dottrina si è a poco a poco imposta e ora si può pienamente offrire.  
In questo libro, per la prima volta con documenti inediti e originali, è descritta la vicenda che ha portato papa Giovanni Paolo II al rovesciamento del “no” di Pio XI, con il suo “sì” splendidamente confermato da Papa Ratzinger il 6 aprile dello scorso anno quando ha aggiunto che essa è «dottore «specialmente dei teologi», ed è maestra nella «scienza dell’Amore». Nel lungo volume è ricostruita la vera storia degli scritti di Teresa Martin (sono presenti le traduzioni fedeli degli originali Manoscritti): un «giallo» finora troppo nascosto che mostra la fantasia di Dio e premia la ricerca della verità.
Oggi santa Teresa è Dottore dell’Amore e mostra all’uomo del terzo millennio la novità centrale della fede, la sua adozione per grazia a «figlio» di Dio, reso capace di riamare Dio e il prossimo con lo stesso «Amore» che è in Dio

Teresa di Lisieux dottore della Chiesa. Dal “no” di papa Pio XI ai “sì” di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

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novembre 24, 2012 Germano Di Michele
Teresa Martin, più conosciuta come santa Teresa di Lisieux: una vita (durata solo 24 anni) tutta nascosta e conclusa nel 1897. il libro di Gianni Gennari
Teresa Martin, più conosciuta come santa Teresa di Lisieux: una vita (durata solo 24 anni) tutta nascosta e conclusa nel 1897. Proclamata beata da papa Pio XI nel 1923, santa nel 1925, protettrice della Francia e patrona delle missioni in tutto il mondo. È in quegli anni che qualcuno avanza la proposta di proclamarla Dottore della Chiesa. Eppure lo stesso Papa che l’amava, che l’aveva beatificata e canonizzata, che l’aveva chiamata «Stella» del suo pontificato, rifiutò la richiesta sbattendo il pugno sul tavolo: neppure parlarne, e per questo neppure a pensarci! Del resto a detta delle sue stesse sorelle «nessuno pensava che Teresa avesse una dottrina».
Eppure nel 1997, Giovanni Paolo II le ha conferito il titolo di Dottore della Chiesa. Cosa è successo che spieghi il cammino dal no di Pio XI al sì di Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi? Nel libro di Gianni Gennari Teresa di Lisieux. Il fascino della santità. I segreti di una “dottrina” ritrovata (Lindau, 609 pagine, 38 euro) si cerca di dare una risposta, di capire il perché di questo radicale cambiamento da parte di due, anzi tre, Papi.
Lo scopo del libro è, infatti, quello di mostrare il cammino attraverso il quale la verità degli scritti di Teresa Martin e quindi della sua dottrina, se una ne ha avuta, si è a poco a poco imposta e ora si può pienamente offrire. In questo libro, per la prima volta con documenti inediti e originali, è descritta la vicenda che ha portato papa Giovanni Paolo II al rovesciamento del “no” di Pio XI, con il suo “sì” splendidamente confermato da Papa Ratzinger il 6 aprile dello scorso anno quando ha aggiunto che essa è «dottore «specialmente dei teologi», ed è maestra nella «scienza dell’Amore». Nel lungo volume è ricostruita la vera storia degli scritti di Teresa Martin (sono presenti le traduzioni fedeli degli originali Manoscritti): un «giallo» finora troppo nascosto che mostra la fantasia di Dio e premia la ricerca della verità.
Oggi santa Teresa è Dottore dell’Amore e mostra all’uomo del terzo millennio la novità centrale della fede, la sua adozione per grazia a «figlio» di Dio, reso capace di riamare Dio e il prossimo con lo stesso «Amore» che è in Dio.


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sabato 17 novembre 2012

IL MARTIRIO DELLA CHIESA ALBANESE.....mentre noi celebravamo il Concilio Vaticano II....tanti cristiani stavano perdonando i loro nemici.....

 

http://www.clerus.org/clerus/dati/2000-10/13-999999/ASHTA.html

leggete la storia della Chiesa Albanese....anche alcune suore Ancelle della Carità di Brescia subirono molte persecuzioni (Le Ancelle celebrano il bicentenario della nascita della loro fondatrice Paola di Rosa, che nata in città il 6 novembre 1813, nel 1954 fu proclamata santa con il nome di Maria Crocifissa.Sarà un intenso anno celebrativo che cade in concomitanza con l’Anno della fede, per fare memoria, pregare e ringraziare Dio del dono ricevuto e anche l’occasione per approfondire l’esperienza umana e spirituale della santa, un richiamo forte a vivere la sua santità, un invito a prendersi cura dell’umanità bisognosa, una sollecitazione per promuovere, difendere e servire la dignità umana.)

P:S.La Raccolta di San Martino nelle nostre parrocchie di Brescia svoltasi il 10 e 11 Novembre è stata devoluta per i malati di Rreshen in Albania (la croce dei sacerdoti martiri- nella figura -viene da lì)


giovedì 1 novembre 2012

LA SANTITA' - Padre Antonio Sicari


LA SANTITA' TRA LE NOSTRE MURA...S.Teresa...Nelle parole di Padre Antonio la festa dei Santi diventa a noi FAMILIARE...(i beati coniugi Martin, genitori di Santa Teresina)
Vogliamo essere tutti" CONCITTADINI DEI SANTI E FAMILIARI DI DIO" attraverso le Beatitidini e la Preghiera Mentale (come ricordiamo nella nostra scuola di Cristianesimo)
P.S.. Le ultime parole della meditazione di Padre Antonio sono veramente di aiuto per vivere il Sacramento del Matrimonio in tutte le famiglie nelle difficoltà di oggi..S.Rita,S.Monica....
Beata Elisabetta Canori Mora.. leggi qui...http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20Santo%20del%20giorno/Un%20amore%20eroico_20120205.aspx?Rubrica=Il%20Santo%20del%20giorno
Grazie...

sabato 27 ottobre 2012

LIBRI E SCRITTI DI SANTI CARMELITANI ..DOWNLOAD

http://www.carmelitane.com/libri/index.htm



A questo link potete leggere e copiare libri di S.Teresa,S.Teresina.S.Giovanni della Croce ecc..ecc..
 (Noi stiamo parlando sopratutto del "Castello Interiore"di S. Teresa D'Avila)...Ciao  Walter

lunedì 15 ottobre 2012

RITRATTO DI SANTA TERESA D'AVILA - Padre Antonio Sicari

http://users.libero.it/luigi.scrosoppi/santi/s-teresa-avila.htm

Oggi 15 Ottobre...
.Festeggiamo la Solenità di Santa Teresa D'Avila..Riformatrice dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi

" Questa casa—scriveva Teresa—.è un cielo, se ce ne può essere uno sulla terra"


Leggiamo insieme nel link sopra il  suo Ritratto dai "Ritratti di  Santi" di Padre Antonio Sicari...

mercoledì 10 ottobre 2012

CHIARA CORBELLA PETRILLO ....UNA VITA DONATA DUE VOLTE...


http://www.zenit.org/article-31241?l=italian  
LEGGI  E RACCONTA DELLA SUA VITA....


" Tutti possono aspirare alla santità, la misura alta della nostra vita quotidiana" (G.P.II)
.GRAZIE PERCHE' LA TUA STORIA CONTINUA....IN NOI...

domenica 7 ottobre 2012

NUOVA EVANGELIZZAZIONE.FAMIGLIA,SANTITA'.......IL PAPA OGGI PARLA ANCHE A NOI E CI INVITA ALLA GIOIA E ALLA SPERANZA IN COMPAGNIA DEI SANTI

Coniugi Martin (genitori di S.Teresa di Lisieux)
"L’Assemblea sinodale che oggi si apre è dedicata alla nuova evangelizzazione, per favorire alle persone un nuovo incontro con il Signore, che solo riempie di significato profondo e di pace l’esistenza; per favorire la riscoperta della fede, sorgente di Grazia che porta gioia e speranza nella vita personale, familiare e sociale. ......

Gheddo
Inguscio
Il tema del matrimonio, propostoci dal Vangelo e dalla prima Lettura, merita a questo proposito un’attenzione speciale. Il messaggio della Parola di Dio si può riassumere nell’espressione contenuta nel Libro della Genesi e ripresa da Gesù stesso: «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gen 2,24; Mc 10,7-8). Che cosa dice oggi a noi questa Parola? Mi sembra che ci inviti a renderci più consapevoli di una realtà già nota ma forse non pienamente valorizzata: che cioè il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato. L’unione dell’uomo e della donna, il loro diventare «un’unica carne» nella carità, nell’amore fecondo e indissolubile, è segno che parla di Dio con forza, con una eloquenza che ai nostri giorni è diventata maggiore, perché purtroppo, per diverse cause, il matrimonio, proprio nelle regioni di antica evangelizzazione, sta attraversando una crisi profonda. E non è un caso. Il matrimonio è legato alla fede, non in senso generico. Il matrimonio, come unione d’amore fedele e indissolubile, si fonda sulla grazia che viene dal Dio Uno e Trino, che in Cristo ci ha amati d’amore fedele fino alla Croce. Oggi siamo in grado di cogliere tutta la verità di questa affermazione, per contrasto con la dolorosa realtà di tanti matrimoni che purtroppo finiscono male. C’è un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio. E, come la Chiesa afferma e testimonia da tempo, il matrimonio è chiamato ad essere non solo oggetto, ma soggetto della nuova evangelizzazione. Questo si verifica già in molte esperienze, legate a comunità e movimenti, ma si sta realizzando sempre più anche nel tessuto delle diocesi e delle parrocchie, come ha dimostrato il recente Incontro Mondiale delle Famiglie.
Gianna Beretta Molla
Ugenti
Una delle idee portanti del rinnovato impulso che il Concilio Vaticano II ha dato all’evangelizzazione è quella della chiamata universale alla santità, che in quanto tale riguarda tutti i cristiani (cfr Cost. Lumen gentium, 39-42). I santi sono i veri protagonisti dell’evangelizzazione in tutte le sue espressioni. Essi sono, in particolare, anche i pionieri e i trascinatori della nuova evangelizzazione: con la loro intercessione e con l’esempio della loro vita, attenta alla fantasia dello Spirito Santo, essi mostrano alle persone indifferenti o addirittura ostili la bellezza del Vangelo e della comunione in Cristo, e invitano i credenti, per così dire, tiepidi, a vivere con gioia di fede, speranza e carità, a riscoprire il «gusto» della Parola di Dio e dei Sacramenti, in particolare del Pane di vita, l’Eucaristia. Santi e sante fioriscono tra i generosi missionari che annunciano la Buona Notizia ai non cristiani, tradizionalmente nei paesi di missione e attualmente in tutti i luoghi dove vivono persone non cristiane....."


Gioacchino ed Anna (Genitori della Beata Vergine Maria)