
Questa lontananza di Cristo dal cuore, salvo che la Sua presenza sembri operare in certi momenti, genera anche un’altra lontananza, che si rivela in un ultimo impaccio tra di noi - sto parlando anche di mariti e mogli -, in un ultimo impaccio vicendevole. L’assenza della conoscenza di Cristo (conoscenza come l’intende la Santa Bibbia: conoscenza come familiarità, come affiatamento, come immedesimazione, come presenza al cuore), la lontananza di Cristo dal cuore rende lontano l’ultimo aspetto del cuore dell’uno dall’ultimo aspetto del cuore dell’altro, salvo che nelle azioni comuni (c’è la casa da portare avanti, i figli da accudire, eccetera). C’è anche un rapporto, indubbiamente c’è il rapporto vicendevole, ma è solo in operazioni, in opere, in gesti comuni in cui ci si ritrovasse o vi ritrovaste. Ma quando vi ritrovate nell’azione comune, essa leggermente - poco o tanto -, rende ottuso l’orizzonte del vostro sguardo o del vostro sentire.
È pur vero che tutto ciò che abbiamo ricevuto nella vita, diventando grandi, si è sedimentato e opera; opera, non resta senza frutto. ..... Infatti quello che abbiamo ricevuto si sedimenta in modo tale che dà anche il suo frutto, però il cuore, proprio il cuore, nel senso letterale della parola, è come se fosse impacciato con Cristo, è come se non proseguisse una familiarità che si è fatta sentire, sia pure con la sentimentalità caratterizzante l’età, a un certo momento della nostra esistenza. C’è un impaccio che è lontananza Sua, che è come una non presenza Sua, un essere non determinante il cuore. Nelle azioni no, in quelle può essere determinante (andiamo in chiesa, "facciamo" il movimento, diciamo anche Compieta magari, ci impegniamo nella caritativa, andiamo a fare gruppi di qui e di là e ci lanciamo, ci catapultiamo anche in politica). Non manca nelle azioni: nelle azioni, in tante azioni, può essere determinante, ma nel cuore? Nel cuore no! Perché il cuore è come uno guarda i suoi bambini, come uno guarda la moglie o il marito, come uno guarda il passante, come uno guarda la gente della comunità o i compagni di lavoro, oppure - soprattutto - come uno si alza al mattino. E questa lontananza spiega anche un’altra lontananza, che si rivela pure in un ultimo impaccio nei rapporti tra noi, nello sguardo tra di noi, perché è solo Cristo nostro fratello che ci può rendere realmente fratelli - fratelli! -.
Se pensiamo che il valore, la consistenza e il valore della nostra vita stanno nella responsabilità di questa vicinanza di Cristo e quindi di questa vicinanza tra uomini, di questa vicinanza tra di noi, dobbiamo allora capire che l'amicizia e la compagnia che intendiamo vivere sono per non permettere che abbiamo a sospendere o a lasciare sospesa la nostra iniziativa in tal senso. Il rapporto mio con Dio: questo può sostenere la vita come opera che edifica il mondo, come cosa vera. Ma il primo frutto che questo rapporto può dare è quello di creare una compagnia, una compagnia tra chi quell'opera intende vivere e intende realizzare. La nostra compagnia vuole non permetterci più che il tempo passi senza che la nostra esistenza chieda, rincorra, voglia, il rapporto con Dio presente e senza che la nostra esistenza voglia o accetti quella compagnia, senza la quale non sarebbe vera neanche l'immagine della Sua presenza.
(Don Giussani 1982)
Buone Vacanze....di cuore ! Walter
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