domenica 27 gennaio 2013

S.Angela Merici........Nel nostro gruppetto del Movimento Ecclesiale Carmelitano di Brescia oggi è l' onomastico di "mamma" Angela Lanfranchi...BISOGNA AMARE LA FILIALITA' DELL'ALTRO...

 TANTI AUGURI AD ANGELA che è sempre un esempio di vita per il nostro gruppetto e per tutte le famiglie del MEC,nell'amare la "filialità" dell'altro...GRAZIE DI TUTTO........Walter
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                Icona dipinta da suo figlio , Padre Angelo Lanfranchi (Madre del Carmelo)

"Due sposi hanno amore di sposi, se l’uno ama la filialità dell’altro e la protegge.  Perfino il fatto che il matrimonio sia un sacramento, significa che i due sposi hanno la vocazione e la missione di condursi reciprocamente al Padre e di aiutarsi nel cammino verso di Lui. Se un matrimonio fallisce, l’origine del fallimento non è nella relazione di coppia (come siamo subito inclinati a pensare), ma nell’irrispettosa e lunga dimenticanza (e mancata custodia) della reciproca filialità. Se un matrimonio può essere ricostruito, ciò non accadrà soltanto ripulendo le incrostazioni del rapporto o perdonandosi le reciproche offese, ma riscoprendo quella purezza che ai figli è sempre possibile (perché ad ambedue appartiene l’eredità lasciata dalla parabola del “figlio prodigo”).

Il giorno in cui un coniuge vede morire l’altro coniuge non è il giorno in cui si spezza il vincolo sponsale, ma il giorno in cui esso è perfettamente adempiuto, se l’uno ha aiutato l’altro a gettarsi nelle braccia del Padre celeste.
Due genitori hanno vero amore di genitori se educano amando, nella filialità della prole, la propria stessa filialità. I fratelli non riescono ad amarsi davvero come membri di una stessa famiglia, se prima non si sentono figli dell’unica famiglia di Dio.
Un figlio non può amare con tenerezza e rispetto il genitore malato e invecchiato (soprattutto quando costui regredisce dolorosamente verso l’infanzia) se non lo vede come “il bambino del buon Dio” (come Teresa di Lisieux definiva il proprio papà malato di Alzheimer). E gli altri non potranno essere accolti come prossimo da amare se non li si contempla nella prossimità filiale che ciascuno di essi ha col Padre celeste".          (Padre Antonio Sicari)






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