martedì 8 novembre 2022

Fra Lorenzo della Resurrezione (alcuni suoi scritti)

domenica 30 ottobre 2022 DODICESIMA LETTERA - Se fossimo ben abituati all'esercizio della presenza di DIO, tutte le malattie corporee sarebbero molto alleviate.  DODICESIMA LETTERA Allo stesso corrispondente, probabilmente, ed esprime il proprio costante conforto attraverso la fede. Se fossimo ben abituati all'esercizio della presenza di DIO, tutte le malattie corporee sarebbero molto alleviate. Sarei molto alleggerito in questo modo. Dio spesso permette che si soffra un po', per purificare la nostra anima e obbligarci a continuare a stare con Lui. Fatevi coraggio, offritegli incessantemente i vostri dolori, pregatelo per avere la forza di sopportarli. Soprattutto, prendete l'abitudine di intrattenervi spesso con DIO e di dimenticarlo il meno possibile. Adoratelo nelle vostre infermità, offritevi a Lui di tanto in tanto e, al culmine delle vostre sofferenze, pregatelo umilmente e affettuosamente (come un bambino suo padre) di rendervi conformi alla sua santa volontà. Cercherò di assistervi con le mie povere preghiere. DIO ha molti modi per attirarci a sé. A volte si nasconde a noi, ma solo la fede, che non viene meno nel momento del bisogno, dovrebbe essere il nostro sostegno e il fondamento della nostra fiducia, che deve essere tutta in DIO. Non so come DIO disporrà di me: Sono sempre felice: tutto il mondo soffre, e io, che meriterei la disciplina più severa, provo gioie così continue e così grandi che non riesco a contenerle. Chiederei volentieri a DIO una parte delle vostre sofferenze, ma conosco la mia debolezza, che è così grande, che se mi lasciasse un momento a me stesso, sarei l'uomo più miserabile della terra. Eppure non so come possa lasciarmi solo, perché la fede mi dà la convinzione più forte di quanto possa fare il senso, che Egli non ci abbandona mai, finché noi non lo abbiamo abbandonato per primi. Temiamo di lasciarlo. Restiamo sempre con Lui. Viviamo e moriamo alla sua presenza. Pregate per me, come io per voi. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) domenica 2 ottobre 2022 UNDICESIMA LETTERA - A una persona che soffre molto. Dio è il Medico del corpo e dell'anima. Sente che soffrirebbe volentieri per Suo volere.  UNDICESIMA LETTERA A una persona che soffre molto. Dio è il Medico del corpo e dell'anima. Sente che soffrirebbe volentieri per Suo volere. Non prego che tu sia liberato dai tuoi dolori, ma prego ardentemente DIO che ti dia forza e pazienza per sopportarli a lungo. Egli vi dia forza e pazienza per sopportarli fino a quando gli piacerà. Confortatevi con Colui che vi tiene legati alla croce: Egli vi scioglierà quando lo riterrà opportuno. Felici coloro che soffrono con Lui: abituatevi a soffrire in quel modo e cercate da Lui la forza di sopportare tanto e tanto a lungo quanto Egli riterrà necessario per voi. Gli uomini del mondo non comprendono queste verità, e non c'è da meravigliarsi, visto che soffrono come ciò che sono, e non come i cristiani: considerano la malattia come un dolore della natura, e non come un favore di DIO; e vedendola solo in questa luce, non ci trovano altro che dolore e angoscia. Ma coloro che considerano le malattie come provenienti dalla mano di DIO, come effetti della Sua misericordia e mezzi che Egli impiega per la loro salvezza, di solito trovano in esse grande dolcezza e sensibile consolazione. Vorrei che vi convinceste che DIO è spesso (in un certo senso) più vicino a noi e più efficacemente presente con noi, nella malattia che nella salute. Non affidatevi a nessun altro medico, perché, secondo la mia opinione, Egli riserva a se stesso la vostra guarigione. Riponete dunque tutta la vostra fiducia in Lui e ne vedrete presto gli effetti nella vostra guarigione, che spesso ritardiamo riponendo più fiducia nella fisica che in DIO. Qualunque rimedio usiate, avrà successo solo nella misura in cui Lui lo permette. Quando i dolori vengono da DIO, solo Lui può curarli. Spesso manda le malattie del corpo per curare quelle dell'anima. Confortatevi con il sovrano Medico sia dell'anima che del corpo. Prevedo che mi direte che sono molto a mio agio, che mangio e bevo alla tavola dell'Eterno. Avete ragione: ma pensate che sarebbe un piccolo dolore per il più grande criminale del mondo mangiare alla tavola del re ed essere servito da lui, e nonostante tali favori non avere la certezza del perdono? Credo che proverebbe un'inquietudine molto grande, che nulla potrebbe mitigare, se non la fiducia nella bontà del suo sovrano. Così vi assicuro che, a prescindere dai piaceri che assaporo alla tavola del mio Re, i miei peccati, sempre presenti davanti ai miei occhi, e l'incertezza del perdono mi tormentano, anche se in verità il tormento stesso è piacevole. Siate soddisfatti della condizione in cui DIO vi pone: per quanto possiate ritenermi felice, vi invidio. I dolori e le sofferenze sarebbero un paradiso per me, se dovessi soffrire con il mio DIO; e i più grandi piaceri sarebbero un inferno per me, se potessi assaporarli senza di Lui; tutta la mia consolazione sarebbe soffrire qualcosa per amore Suo. Tra poco dovrò andare da DIO. Ciò che mi conforta in questa vita è che ora lo vedo per fede; e lo vedo in modo tale che a volte potrei dire: "Non credo più, ma vedo". Sento ciò che la fede ci insegna e, in questa certezza e in questa pratica di fede, vivrò e morirò con Lui. Continuate dunque sempre con DIO: è l'unico sostegno e conforto per la vostra afflizione. Lo pregherò di essere con voi. Vi presento il mio servizio. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) martedì 30 agosto 2022 DECIMA LETTERA - Ricordate quello che vi ho raccomandato, cioè di pensare spesso a DIO, di giorno, di notte, nei vostri affari e anche nei vostri svaghi.  DECIMA LETTERA Ha difficoltà, ma sacrifica la sua volontà, di scrivere come richiesto. * La perdita di un amico può portare alla conoscenza dell'Amico. HANNO avuto una buona dose di difficoltà a convincermi a scrivere a M. -, e lo faccio ora puramente perchè voi e la signora lo desiderate. Prega di scrivere le indicazioni e inviarlo a lui. Mi compiaccio molto della fiducia che avete in Dio: auguro che Egli la accresca sempre di più in voi: non possiamo avere troppo in un Amico così buono e fedele, che non ci deluderà mai né in questo mondo né nel prossimo. Se M. - trae vantaggio dalla perdita che ha avuto, e mette tutta la sua fiducia in DIO, Egli presto gli darà un altro amico, più potente e più incline a servirlo. Egli dispone di cuori a suo piacimento. Forse M. - era troppo attaccato a lui ha perso. Dobbiamo amare i nostri amici, ma senza invadere l'amore di DIO, che deve essere il principale. Vi prego di ricordare ciò che vi ho raccomandato, cioè di pensare spesso a DIO, di giorno, di notte, nei vostri affari e persino nelle vostre deviazioni. Egli è sempre vicino a voi e con voi; non lasciatelo solo. Pensereste che sia scortese lasciare un amico solo, che è venuto a visitarlo: perchè allora DIO deve essere trascurato? Non dimenticate poi Lui, ma pensate spesso a Lui, adoratelo continuamente, vivete e morite con Lui; questa è la gloriosa occupazione del cristiano; in una parola, questa è la nostra professione, se non la conosciamo dobbiamo impararla. Cercherò di aiutarvi con le mie preghiere, e sono vostri nel nostro Signore. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) martedì 23 agosto 2022 NONA LETTERA - Il nostro unico compito in questa vita è quello di piacere a DIO, che forse tutto il resto è solo follia e vanità.  NONA LETTERA Allega una lettera a una sorella corrispondente, che considera con rispetto ma anche con timore. * Il suo vecchio tema è esposto in modo conciso. Si allega una risposta a quella che ho ricevuto da - ; vi prego di consegnarla a lei. Mi sembra piena di buona volontà, ma vorrebbe andare più veloce della grazia. Non si diventa santi tutti insieme. La raccomando a voi: dovremmo aiutarci a vicenda con i nostri consigli, e ancor più con i nostri buoni esempi. Mi obbligherete a farmi sapere di lei di tanto in tanto, e se è molto fervente e molto obbediente. Pensiamo quindi spesso che il nostro unico compito in questa vita è quello di piacere a DIO, che forse tutto il resto è solo follia e vanità. Io e voi abbiamo vissuto più di quarant'anni in religione [cioè in una vita monastica]. Li abbiamo impiegati per amare e servire DIO, che per sua misericordia ci ha chiamati in questo stato e per questo fine? Sono pieno di vergogna e di confusione, quando rifletto da un lato sui grandi favori che DIO mi ha fatto, e continua incessantemente a farmi, e dall'altro sul cattivo uso che ne ho fatto e sul mio scarso progresso nella via della perfezione. Poiché per sua misericordia ci concede ancora un po' di tempo, cominciamo seriamente, ripariamo il tempo perduto, torniamo con piena certezza a quel PADRE di misericordia, che è sempre pronto a riceverci con affetto. Rinunciamo, rinunciamo generosamente, per amore Suo, a tutto ciò che non è Lui stesso; Egli merita infinitamente di più. Pensiamo a Lui perennemente. Riponiamo in Lui tutta la nostra fiducia: Non dubito che ne scopriremo presto gli effetti, ricevendo l'abbondanza della Sua grazia, con la quale possiamo fare tutto e senza la quale non possiamo fare altro che peccare. Non possiamo sfuggire ai pericoli che abbondano nella vita senza l'aiuto effettivo e continuo di DIO; preghiamo dunque Lui per ottenerlo continuamente. Come possiamo pregarlo senza essere con Lui? Come possiamo stare con Lui se non pensando spesso a Lui? E come possiamo pensare spesso a Lui, se non attraverso una santa abitudine che dovremmo formarci? Mi direte che dico sempre la stessa cosa: è vero, perché questo è il metodo migliore e più semplice che conosco; e poiché non ne uso altri, lo consiglio a tutto il mondo. Dobbiamo conoscere prima di amare. Per conoscere DIO, dobbiamo pensare spesso a Lui; e quando arriveremo ad amarlo, anche noi penseremo spesso a Lui, perché il nostro cuore sarà con il nostro tesoro. Questo è un argomento che merita di essere preso in considerazione. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) venerdì 12 agosto 2022 OTTAVA LETTERA - Confessare i nostri difetti e umiliarci davanti a DIO.  OTTAVA LETTERA TU non mi dici nulla di nuovo: non sei l'unico ad essere turbato da pensieri erranti. La nostra mente è estremamente vagante; ma poiché la volontà è padrona di tutte le nostre facoltà, deve richiamarle e portarle a DIO, come loro ultimo fine. Quando la mente, per mancanza di essere sufficientemente ridotta dal ricordo, al nostro primo impegno nella devozione, ha contratto certe cattive abitudini di vagabondaggio e dissipazione, sono difficili da superare, e comunemente ci attirano, anche contro la nostra volontà, alle cose della terra. Credo che un rimedio per questo sia confessare i nostri difetti e umiliarci davanti a DIO. Non vi consiglio di usare la molteplicità delle parole nella preghiera; molte parole e lunghi discorsi sono spesso occasioni di vagabondaggio: tieniti in preghiera davanti a DIO, come un mendicante muto o paralitico alla porta di un ricco: che sia tuo compito mantenere la tua mente alla presenza del Signore. Se a volte vaga e si allontana da Lui, non inquietatevi molto per questo; i guai e l'inquietudine servono piuttosto a distrarre la mente, piuttosto che a raccoglierla di nuovo; la volontà deve riportarla in tranquillità; se perseveri in questo modo, DIO avrà pietà di te. Un modo per ri-raccogliere facilmente la mente nel tempo della preghiera, e conservarla di più in tranquillità, è non lasciarla vagare troppo lontano in altri momenti: dovresti tenerla rigorosamente alla presenza di DIO; ed essendo abituati a pensare spesso a Lui, troverete facile mantenere la mente calma nel tempo della preghiera, o almeno richiamarla dalle sue peregrinazioni. Vi ho già parlato in generale, nelle mie precedenti lettere, dei vantaggi che possiamo trarre da questa pratica della presenza di DIO: mettiamoci seriamente in gioco e preghiamo gli uni per gli altri. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) giovedì 28 luglio 2022 SETTIMA LETTERA - Per stare con DIO non è necessario essere sempre in chiesa; possiamo creare un oratorio del nostro cuore, dove ritirarci di tanto in tanto per conversare con Lui in mitezza, umiltà e amore.  SETTIMA LETTERA All'età di quasi quattro anni esorta il suo corrispondente, che ne ha sessantaquattro, a vivere e morire con Dio e promette e chiede preghiere. Ti compatisco molto. Sarebbe di grande importanza se poteste lasciare la cura dei vostri affari a..., e trascorri il resto della tua vita solo nell'adorazione di DIO. Egli non richiede grandi cose da noi; un piccolo ricordo di Lui di tanto in tanto, una piccola adorazione: a volte per pregare per la Sua grazia, a volte per offrirGli le vostre sofferenze, e a volte per renderGli grazie per i favori che vi ha dato, e ancora vi dà, in mezzo ai vostri problemi, e per consolarvi con Lui il più spesso possibile. Sollevate il vostro cuore a Lui, a volte anche durante i pasti e quando siete in compagnia: il minimo ricordo sarà sempre gradito a Lui. Non c'è bisogno di gridare molto forte; Egli è più vicino a noi di quanto non siamo consapevoli. Per stare con DIO non è necessario essere sempre in chiesa; possiamo creare un oratorio del nostro cuore, dove ritirarci di tanto in tanto per conversare con Lui in mitezza, umiltà e amore. Ognuno è in grado di conversare familiarmente con DIO, chi più chi meno: Lui sa cosa possiamo fare. Cominciamo allora; forse Egli si aspetta solo una generosa risoluzione da parte nostra. Abbiate coraggio. Abbiamo poco tempo da vivere: voi avete quasi sessantaquattro anni e io quasi ottanta. Viviamo e moriamo con DIO: le sofferenze saranno dolci e piacevoli per noi, finché saremo con Lui, mentre i piaceri più grandi saranno, senza di Lui, una punizione crudele per noi. Che Egli sia benedetto per tutti. Amen. Usate quindi gradualmente per adorarlo, per implorare la sua grazia, per offrirgli il vostro cuore di tanto in tanto, nel mezzo dei vostri affari, anche ogni momento se potete. Non limitatevi sempre scrupolosamente a certe regole o a particolari forme di devozione, ma agite con una generale fiducia in DIO, con amore e umiltà. Potete assicurarmi delle mie povere preghiere, e che sono il loro servo, e il vostro in particolare. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) sabato 2 luglio 2022 SESTA LETTERA - Incoraggiamento a perseverare.  SESTA LETTERA A un membro dell'ordine che aveva ricevuto da lui un libro, e al quale a cui si rivolge ancora una volta per approfondire il suo tema preferito. * Incoraggiamento a perseverare. Ho ricevuto dalla signora - le cose che le hai dato per me. Mi meraviglio che non mi abbiate dato il vostro pensiero sul piccolo libro che vi ho inviato e che avrete ricevuto. Vi prego di impegnarvi a praticarlo nella vostra vecchiaia; è meglio tardi che mai. Non riesco a immaginare come le persone religiose possano vivere con soddisfazione senza la pratica della presenza di DIO. Per quanto mi riguarda, mi ritiro con Lui nel centro più profondo della mia anima il più possibile; e finché sono così con Lui non temo nulla; ma il minimo allontanamento da Lui è insopportabile. Questo esercizio non affatica molto il corpo, ma è opportuno privarlo qualche volta, anzi spesso, di tanti piccoli piaceri innocenti e leciti, perché DIO non permetterà che un'anima che desidera dedicarsi interamente a Lui prenda altri piaceri che non siano quelli con Lui; è più che ragionevole. Non dico quindi che dobbiamo imporre a noi stessi una costrizione violenta. No, dobbiamo servire DIO in una santa libertà, dobbiamo svolgere le nostre attività con fedeltà, senza problemi o inquietudini, richiamando la nostra mente a DIO con dolcezza e tranquillità, ogni volta che la troviamo che si allontana da Lui. È comunque necessario riporre tutta la nostra fiducia in DIO, mettendo da parte tutte le altre preoccupazioni, e anche alcune forme particolari di devozione, sebbene molto buone in sé, ma che spesso si praticano in modo irragionevole: perché queste devozioni sono solo mezzi per raggiungere il fine; così, quando con questo esercizio della presenza di DIO siamo con Colui che è il nostro fine, è inutile tornare ai mezzi; ma possiamo continuare con Lui il nostro commercio d'amore, perseverando nella Sua santa presenza: un po' con un atto di lode, di adorazione o di desiderio; un po' con un atto di rassegnazione o di ringraziamento; e in tutti i modi che il nostro spirito può inventare. Non lasciatevi scoraggiare dalla ripugnanza che potreste trovare in essa da parte della natura; dovete farvi violenza. All'inizio, spesso si pensa di aver perso tempo; ma bisogna andare avanti e decidere di perseverare fino alla morte, nonostante tutte le difficoltà che possono presentarsi. Mi raccomando alle preghiere della vostra santa società, e alla vostra in particolare. Sono vostro nel Signore. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) giovedì 5 maggio 2022 QUINTA LETTERA - Una nuova insistenza sulla necessità e virtù di praticare la Presenza di Dio.  QUINTA LETTERA Preghiera per una sorella che sta per fare un voto e una professione. * Una nuova insistenza sulla necessità e virtù di praticare la Presenza di Dio. RICEVUTI oggi due libri e una lettera di una sorella che si prepara a fare la sua professione. Per questo desidera le preghiere della vostra santa società e le vostre in particolare. Mi accorgo che conta molto su di loro; vi prego di non deluderla. Pregate Dio che possa fare il suo sacrificio in vista del Suo solo amore, e con la ferma risoluzione di essere completamente devota a Lui. Le manderò uno di quei libri che trattano della presenza di DIO; un soggetto che, a mio parere, contiene tutta la vita spirituale; e mi sembra che chiunque lo pratichi debitamente diventerà presto spirituale. So che per praticarlo correttamente, il cuore deve essere vuoto di tutte le altre cose, perché DIO possederà solo il cuore; e come non può possederlo solo, senza svuotarlo di tutto il resto, così non può nemmeno agire lì e fare in esso ciò che gli piace, se non è lasciato libero per Lui. Non c'è al mondo un tipo di vita più dolce e deliziosa di quella di una continua conversazione con DIO: solo coloro che la praticano e la sperimentano possono comprenderla; tuttavia non vi consiglio di farlo per questo motivo; non è il piacere che dobbiamo cercare in questo esercizio, ma facciamolo per un principio di amore e perché DIO vuole che lo facciamo. Se fossi un predicatore, predicherei sopra ogni altra cosa la pratica della presenza di DIO; e se fossi un direttore, consiglierei a tutto il mondo di farlo: lo ritengo così necessario, e anche così facile. Ah, se non sapessimo quanto ci manca la grazia e l'assistenza di DIO, non dovremmo mai perderlo di vista, no, nemmeno per un momento. Credetemi; fate subito una santa e ferma risoluzione di non dimenticarlo mai più volontariamente, e di passare il resto dei vostri giorni alla sua sacra presenza, privati per amore di Lui, se lo ritiene opportuno, di ogni consolazione. Mettetevi di cuore in quest'opera, e se lo farete come dovreste, siate certa che ne troverete presto gli effetti. Vi assisterò con le mie preghiere, povere come sono: Mi raccomando vivamente alle vostre e a quelle della vostra santa società. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) : La migliore regola di Vita Santa domenica 27 marzo 2022 QUARTA LETTERA - Ripeto, entriamo in noi stessi. Il tempo stringe: non c'è spazio per gli indugi; sono in gioco le nostre anime.  QUARTA LETTERA Scrive di sé come di una terza persona e incoraggia il suo corrispondente a continuare a praticare più pienamente la Presenza di Dio. Ho colto l'occasione per comunicarvi i sentimenti di uno della nostra società riguardo agli effetti ammirevoli e ai continui aiuti che riceve dalla presenza di DIO. Lasciate che sia voi che io ne traiamo profitto. Dovete sapere che la sua cura continua è stata, per più di quarant'anni che ha trascorso la religione, essere sempre con DIO; e non fare nulla, non dire nulla e non pensare nulla che possa dispiacerGli; e questo senza altro scopo che il puro amore per Lui, e perché Lui merita infinitamente di più. Ora è così abituato a quella presenza divina, che riceve da essa continui soccorsi in ogni occasione. Da circa trent'anni, la sua anima è piena di gioie così continue, e talvolta così grandi, che è costretto a usare dei mezzi per moderarle, e per impedirne l'apparizione esteriore. Se qualche volta è un po' troppo assente da quella presenza divina, DIO si fa subito sentire nella sua anima per richiamarlo; il che accade spesso quando è più impegnato nei suoi affari esteriori: egli risponde con esatta fedeltà a questi disegni interiori, o con un'elevazione del suo cuore verso DIO, o con un mite e affettuoso riguardo a Lui, o con quelle parole che l'amore forma in queste occasioni; come per esempio, mio DIO, qui sono tutto dedicato a Te: Signore, rendimi secondo il tuo cuore. E allora gli sembra (come in effetti lo sente) che questo DIO d'amore, soddisfatto da queste poche parole, si riposi di nuovo, e riposi nella profondità e nel centro della sua anima. L'esperienza di queste cose gli dà una tale certezza che DIO è sempre nella profondità o nel fondo della sua anima, e lo rende incapace di dubitarne, per qualsiasi motivo. Giudica da questo quale soddisfazione e soddisfazione egli gode, mentre trova continuamente in se stesso un così grande tesoro: non è più in ansiosa ricerca di esso, ma lo ha aperto davanti a sé, e può prenderne ciò che gli piace. Egli si lamenta molto della nostra cecità e grida spesso che siamo da compatire chi si accontenta di così poco. Dio, dice, ha un tesoro infinito da donare, e noi lo prendiamo con una piccola devozione sensibile che passa in un attimo. Ciechi come siamo, ostacoliamo DIO e fermiamo la corrente delle sue grazie. Ma quando Egli trova un'anima penetrata con una fede viva, riversa in essa le sue grazie e i suoi favori in abbondanza; lì scorrono come un torrente, che, dopo essere stato fermato a forza contro il suo corso ordinario, quando ha trovato un passaggio, si diffonde con impetuosità e abbondanza. Sì, spesso fermiamo questo torrente, per il poco valore che gli diamo. Ma non fermiamolo più: entriamo in noi stessi e rompiamo l'argine che lo ostacola. Facciamo spazio alla grazia; riscattiamo il tempo perduto, perché forse ci resta poco; la morte ci segue da vicino, prepariamoci bene ad essa, perché si muore una volta sola e un errore è irrecuperabile. Ripeto, entriamo in noi stessi. Il tempo stringe: non c'è spazio per gli indugi; sono in gioco le nostre anime. Credo che abbiate preso delle misure così efficaci, che non vi sorprenderanno. Mi congratulo con voi per questo, è l'unica cosa necessaria: dobbiamo, tuttavia, lavorarci sempre, perché non avanzare, nella vita spirituale, è tornare indietro. Ma chi ha la burrasca dello SPIRITO SANTO va avanti anche nel sonno. Se la nave della nostra anima è ancora agitata dai venti e dalle tempeste, svegliamo il Signore, che riposa in essa, ed Egli calmerà rapidamente il mare. Mi sono preso la libertà di trasmettervi questi buoni sentimenti, affinché li confrontiate con i vostri: serviranno di nuovo ad accenderli e infiammarli, se per disgrazia (cosa che Dio non voglia, perché sarebbe davvero una grande disgrazia) dovessero essere, anche se di poco, raffreddati. Richiamiamo dunque entrambi i nostri primi fervori. Approfittiamo dell'esempio e dei sentimenti di questo fratello, che è poco conosciuto dal mondo, ma conosciuto da DIO, ed estremamente accarezzato da Lui. Io pregherò per voi; voi pregate subito per me, che sono vostro nel nostro Signore. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) domenica 6 febbraio 2022 TERZA LETTERA - Per un amico soldato che incoraggia a confidare in Dio.  TERZA LETTERA Per un amico soldato che incoraggia a confidare in Dio. Abbiamo un DIO che è infinitamente buono e conosce tutti i nostri desideri. Ho sempre pensato che vi avrebbe ridotto all'estremo. Verrà a suo tempo e quando meno te lo aspetti. Spera in Lui più che mai: ringrazialo con me per i favori che ti fa, in particolare per la forza d'animo e la pazienza che ti dà nelle tue afflizioni: è un chiaro segno della cura che ha di te; confortati allora con Lui, e ringrazia per tutto. Ammiro anche la forza d'animo e il coraggio di M. Dio gli ha dato un buon carattere e una buona volontà, ma in lui c'è ancora un po' di mondo e molta gioventù. Spero che l'afflizione che DIO gli ha mandato sia per lui un rimedio salutare e lo faccia entrare in se stesso; è un incidente molto opportuno per impegnarlo a mettere tutta la sua fiducia in Lui, che lo accompagna ovunque: che pensi a Lui il più spesso possibile, soprattutto nei pericoli più grandi. Un po' di elevazione del cuore è sufficiente; un piccolo ricordo di DIO, un atto di adorazione interiore, anche se in marcia e con la spada in mano, sono preghiere che, per quanto brevi, sono comunque molto gradite a DIO; e lungi dal diminuire il coraggio di un soldato in occasioni di pericolo, servono meglio a fortificarlo. Che pensi dunque a DIO il più possibile; che si abitui, per gradi, a questo piccolo ma santo esercizio; nessuno se ne accorge, e niente è più facile che ripetere spesso nella giornata queste piccole adorazioni interne. Raccomandategli, se vi piace, di pensare a DIO il più possibile, nel modo qui indicato; è molto adatto e necessario per un soldato, che è quotidianamente esposto ai pericoli della vita, e spesso della sua salvezza. Spero che DIO assista lui e tutta la famiglia, alla quale presento il mio servizio, essendo loro e vostri. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) lunedì 17 gennaio 2022 SECONDA LETTERA - Differenza tra lui e gli altri. * La sola fede è coerente e persistente. * Depreca che questo stato sia considerato un'illusione.  SECONDA LETTERA Differenza tra lui e gli altri. * La sola fede è coerente e persistente. * Depreca che questo stato sia considerato un'illusione. NON trovando il mio modo di vivere nei libri, anche se non ho difficoltà al riguardo, tuttavia, per maggiore sicurezza, sarò lieto di conoscere i vostri pensieri al riguardo. In una conversazione di qualche giorno fa con una persona pia, mi disse che la vita spirituale è una vita di grazia, che inizia con il timore servile, che è accresciuta dalla speranza della vita eterna, e che è consumata dall'amore puro; che ognuno di questi stati ha le sue diverse fasi, attraverso le quali si arriva infine a quella beata consumazione. Non ho seguito tutti questi metodi. Al contrario, da non so quali istinti, ho trovato che mi scoraggiavano. Questa fu la ragione per cui, al mio ingresso nella religione, presi la risoluzione di consegnarmi a DIO, come la migliore soddisfazione che potessi fare per i miei peccati; e, per amore di Lui, di rinunciare a tutto il resto. Per i primi anni, durante il tempo dedicato alla devozione, mi occupavo comunemente di pensieri di morte, giudizio, inferno, paradiso e dei miei peccati. Così continuai per alcuni anni applicando la mia mente attentamente il resto della giornata, e anche nel mezzo dei miei affari, alla presenza di DIO, che consideravo sempre come con me, spesso come in me. Alla fine arrivai insensibilmente a fare la stessa cosa durante il tempo stabilito per la preghiera, cosa che provocava in me grande gioia e consolazione. Questa pratica produsse in me una così alta stima di DIO, che la sola fede fu capace di soddisfarmi su questo punto. [Suppongo che egli intenda dire che tutte le distinte nozioni che poteva formarsi di DIO erano insoddisfacenti, perché le percepiva come indegne di DIO, e quindi la sua mente non doveva essere soddisfatta che dalle vedute della fede, che apprende DIO come infinito e incomprensibile, come Egli è in Se stesso, e non come può essere concepito dalle idee umane]. Questo fu il mio inizio; e tuttavia devo dirvi che per i primi dieci anni soffrii molto: l'apprensione di non essere devoto a DIO, come avrei voluto, i miei peccati passati sempre presenti alla mia mente, e i grandi favori immeritati che DIO mi fece, furono la materia e la fonte delle mie sofferenze. Durante questo periodo cadevo spesso e mi rialzavo subito. Mi sembrava che le creature, la ragione e DIO stesso fossero contro di me; e la fede soltanto per me. A volte mi tormentava il pensiero che credere di aver ricevuto tali favori fosse un effetto della mia presunzione, che pretendeva di essere subito dove altri arrivano con difficoltà; altre volte che fosse un'illusione intenzionale, e che non ci fosse salvezza per me. Quando non pensavo ad altro che a finire i miei giorni in questi guai (il che non diminuiva affatto la fiducia che avevo in DIO, e serviva solo ad accrescere la mia fede), mi trovai subito cambiato; e la mia anima, che fino a quel momento era in difficoltà, sentì una profonda pace interiore, come se fosse nel suo centro e luogo di riposo. Da allora cammino davanti a DIO con semplicità, con fede, con umiltà e con amore; e mi applico diligentemente a non fare e a non pensare nulla che possa dispiacerGli. Spero che quando avrò fatto ciò che posso, Egli farà di me ciò che gli piacerà. Per quanto riguarda ciò che passa in me al momento, non posso esprimerlo. Non ho nessun dolore o difficoltà per il mio stato, perché non ho altra volontà che quella di DIO, che mi sforzo di compiere in ogni cosa, e alla quale sono così rassegnato, che non prenderei una paglia da terra contro il Suo ordine, o per qualsiasi altro motivo se non quello del puro amore per Lui. Ho abbandonato ogni forma di devozione e di preghiera, tranne quelle a cui il mio stato mi obbliga. E non faccio altro che perseverare nella Sua santa presenza, dove mi mantengo con una semplice attenzione e un generale riguardo affettuoso a DIO, che posso chiamare una presenza effettiva di DIO; o, per parlare meglio, una conversazione abituale, silenziosa e segreta dell'anima con DIO, che spesso provoca in me gioie ed estasi interiori, e talvolta anche esteriori, così grandi che sono costretto a usare mezzi per moderarle e impedirne la comparsa agli altri. In breve, sono sicuro al di là di ogni dubbio, che la mia anima è stata con DIO più di questi trent'anni. Tralascio molte cose per non tediarvi, ma ritengo opportuno informarvi su come mi considero davanti a DIO, che considero il mio Re. Mi considero come il più miserabile degli uomini, pieno di piaghe e di corruzione, e che ha commesso ogni sorta di crimini contro il suo Re; commosso con un sensibile rammarico gli confesso tutta la mia malvagità, gli chiedo perdono, mi abbandono nelle sue mani, perché faccia di me ciò che gli piace. Questo Re, pieno di misericordia e di bontà, lungi dal castigarmi, mi abbraccia con amore, mi fa mangiare alla sua tavola, mi serve con le sue stesse mani, mi dà la chiave dei suoi tesori; conversa e si diletta con me incessantemente, in mille e mille modi, e mi tratta in tutto e per tutto come il suo preferito. È così che mi considero di tanto in tanto alla sua santa presenza. Il mio metodo più abituale è questa semplice attenzione, e un tale generale appassionato riguardo a DIO; al quale mi trovo spesso attaccato con più dolcezza e delizia di quella di un bambino al seno della madre: così che, se oso usare l'espressione, dovrei scegliere di chiamare questo stato il seno di DIO, per l'inesprimibile dolcezza che vi assaporo e provo. Se talvolta i miei pensieri si allontanano da esso per necessità o infermità, sono subito richiamato da moti interiori, così affascinanti e deliziosi che mi vergogno di menzionarli. Desidero che la vostra riverenza rifletta piuttosto sulla mia grande miseria, di cui siete pienamente informato, che sui grandi favori che Dio mi fa, indegno e ingrato come sono. Quanto alle mie ore fisse di preghiera, non sono che una continuazione dello stesso esercizio. A volte mi considero lì, come una pietra davanti ad un intagliatore, di cui egli deve fare una statua: presentandomi così davanti a DIO, desidero che Egli faccia la sua immagine perfetta nella mia anima, e mi renda interamente simile a Lui. Altre volte, quando mi applico alla preghiera, sento tutto il mio spirito e tutta la mia anima sollevarsi senza alcuna cura o sforzo da parte mia; e continua come sospeso e fermamente fissato in DIO, come nel suo centro e luogo di riposo. So che alcuni accusano questo stato di inattività, illusione e amore per se stessi: Confesso che è una santa inattività, e sarebbe un felice amor proprio, se l'anima in quello stato ne fosse capace; perché in effetti, mentre è in questo riposo, non può essere disturbata da quegli atti a cui era prima abituata, e che allora erano il suo sostegno, ma ora la ostacolerebbero piuttosto che aiutarla. Tuttavia non posso sopportare che questo sia chiamato delirio, perché l'anima che così gode di DIO non desidera altro che Lui. Se questa è un'illusione in me, spetta a DIO porvi rimedio. Che faccia di me ciò che gli piace: Io non desidero che Lui, ed essere completamente devota a Lui. Tuttavia, mi farete la cortesia di mandarmi la vostra opinione, alla quale ho sempre una grande deferenza, perché ho una singolare stima della vostra riverenza, e sono vostra nel nostro Signore. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) domenica 26 dicembre 2021 PRIMA LETTERA - Come è stato trovato il senso abituale della Presenza di Dio.  PRIMA LETTERA Come è stato trovato il senso abituale della Presenza di Dio. Poiché voi desiderate così ardentemente che io vi comunichi il metodo con cui sono arrivato al senso abituale della Presenza di Dio, che il nostro Signore, per sua misericordia, si è compiaciuto di concedermi; devo dirvi che è con grande difficoltà che mi faccio convincere dalle vostre importunità; e ora lo faccio solo alle condizioni che voi non mostriate la mia lettera a nessuno. Se sapessi che la fareste vedere, tutto il desiderio che ho per il vostro avanzamento non riuscirebbe a determinarmi. Il resoconto che posso darvi è: avendo trovato in molti libri diversi metodi per andare a DIO, e diverse pratiche di vita spirituale, ho pensato che questo sarebbe servito piuttosto a sconcertarmi, che a facilitare ciò che cercavo, che non era altro che come diventare interamente di DIO. Questo mi fece decidere di dare il tutto per il Tutto: così, dopo essermi dato interamente a DIO, per fare tutta la soddisfazione possibile per i miei peccati, rinunciai, per amore di Lui, a tutto ciò che non era Lui; e cominciai a vivere come se non ci fosse altro che Lui ed io nel mondo. A volte mi consideravo davanti a Lui come un povero criminale ai piedi del suo giudice; altre volte lo vedevo nel mio cuore come il mio PADRE, come il mio DIO: lo adoravo più spesso che potevo, tenendo la mia mente alla sua santa presenza e richiamandola ogni volta che la trovavo lontana da Lui. Trovavo non poco dolore in questo esercizio, e tuttavia lo continuavo, nonostante tutte le difficoltà che si presentavano, senza preoccuparmi o inquietarmi quando la mia mente vagava involontariamente. Ne feci la mia attività, tanto durante tutto il giorno quanto nei momenti di preghiera stabiliti; poiché in ogni momento, ogni ora, ogni minuto, anche nel pieno della mia attività, allontanavo dalla mia mente tutto ciò che era in grado di interrompere il mio pensiero di DIO. Questa è stata la mia pratica comune da quando sono entrato nella religione; e anche se l'ho fatto in modo molto imperfetto, tuttavia ne ho trovato grandi vantaggi. Questi, lo so bene, sono da imputare alla semplice misericordia e bontà di DIO, perché non possiamo fare nulla senza di Lui, e io ancora meno di tutti. Ma quando siamo fedeli a tenerci alla sua santa presenza e a porlo sempre davanti a noi, questo non solo ci impedisce di offenderlo e di fare qualsiasi cosa che possa dispiacergli, almeno intenzionalmente, ma genera anche in noi una santa libertà e, se così posso dire, una familiarità con DIO, con cui chiediamo, e con successo, le grazie di cui abbiamo bisogno. Infine, ripetendo spesso questi atti, essi diventano abituali, e la presenza di DIO ci viene resa quasi naturale. Ringraziatelo, se vi piace, con me, per la sua grande bontà nei miei confronti, che non potrò mai ammirare abbastanza, per i molti favori che ha fatto a un peccatore così miserabile come me. Che tutte le cose lo lodino. Amen. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) venerdì 10 dicembre 2021 La pratica della presenza di Dio  QUARTA CONVERSAZIONE Il modo di andare a Dio. * Rinuncia di cuore. * La preghiera e la lode impediscono lo scoraggiamento. * La santificazione negli affari comuni. * Preghiera e la presenza di Dio. * Tutta la sostanza della religione. * L'autovalutazione; l'ulteriore esperienza personale. Discusse con me molto frequentemente, e con grande apertura di cuore, riguardo al suo modo di andare a Dio, di cui una parte è già stata riferita. Mi disse che tutto consiste in una rinuncia di cuore a tutto ciò che siamo consapevoli non porti a DIO; che potremmo abituarci a una continua conversazione con Lui, con libertà e semplicità. Che abbiamo solo bisogno di riconoscere DIO intimamente presente con noi, di rivolgerci a Lui in ogni momento, di implorare la Sua assistenza per conoscere la Sua volontà nelle cose dubbie, e per eseguire correttamente quelle che vediamo chiaramente che Egli richiede da noi, offrendogliele prima di farle e ringraziandolo quando le abbiamo fatte. Che in questa conversazione con DIO, siamo anche impegnati a lodarlo, adorarlo e amarlo incessantemente, per la sua infinita bontà e perfezione. Che, senza essere scoraggiati a causa dei nostri peccati, dovremmo pregare per la Sua grazia con una perfetta fiducia, come se contassimo sugli infiniti meriti del nostro Signore. Che DIO non ha mai mancato di offrirci la Sua grazia ad ogni azione; che l'ha percepita distintamente, e non è mai venuto meno, a meno che i suoi pensieri non avessero vagato dal senso della Presenza di DIO, o si fosse dimenticato di chiedere la Sua assistenza. Che DIO ci ha sempre dato luce nei nostri dubbi, quando non avevamo altro scopo che compiacere Lui. Che la nostra santificazione non dipendeva dal cambiare le nostre opere, ma dal fare per amore di Dio ciò che normalmente facciamo per noi stessi. Che era deplorevole vedere come molte persone scambiassero i mezzi per il fine, assuefacendosi a certe opere, che eseguivano in modo molto imperfetto, a causa dei loro interessi umani o egoistici. Che il metodo più eccellente che aveva trovato per andare a DIO, era quello di fare i nostri affari comuni senza alcuna prospettiva di piacere agli uomini, [Gal. i. 10; Ef. vi. 5, 6.] e (per quanto siamo capaci) puramente per amore di DIO. Che era una grande illusione pensare che i tempi di preghiera dovessero essere diversi dagli altri tempi. Che siamo altrettanto strettamente obbligati ad aderire a DIO con l'azione nel tempo dell'azione, come con la preghiera nella sua stagione. Che la sua preghiera non era altro che un senso della presenza di DIO, essendo la sua anima a quel tempo insensibile a tutto tranne che all'amore divino; e che quando i tempi stabiliti per la preghiera furono passati, non trovò alcuna differenza, perché continuava ancora con DIO, lodandolo e benedicendolo con tutte le sue forze, così che passò la sua vita in continua gioia; tuttavia sperava che DIO gli avrebbe dato qualcosa da soffrire, quando sarebbe diventato più forte. Che dobbiamo, una volta per tutte, mettere tutta la nostra fiducia in DIO, e fare un abbandono totale di noi stessi a Lui, sicuri che non ci ingannerà. Che non dobbiamo stancarci di fare piccole cose per amore di DIO, che non considera la grandezza dell'opera, ma l'amore con cui viene eseguita. Che non dobbiamo meravigliarci se, all'inizio, falliamo spesso nei nostri sforzi, ma che alla fine dovremmo acquisire un'abitudine, che produrrà naturalmente i suoi atti in noi, senza la nostra cura, e con nostro grandissimo piacere. Che l'intera sostanza della religione è la fede, la speranza e la carità; con la pratica delle quali diventiamo uniti alla volontà di DIO; che tutto il resto è indifferente e deve essere usato come un mezzo, affinché possiamo arrivare al nostro fine, ed essere inghiottiti in esso, dalla fede e dalla carità. Che tutte le cose sono possibili a chi crede, che sono meno difficili a chi spera, che sono più facili a chi ama, e ancora più facili a chi persevera nella pratica di queste tre virtù. Che il fine che dobbiamo proporci è di diventare, in questa vita, i più perfetti adoratori di DIO che possiamo essere, come speriamo di essere per tutta l'eternità. Che quando entriamo nello spirituale dovremmo considerare, ed esaminare fino in fondo, ciò che siamo. E allora dovremmo trovarci degni di ogni disprezzo, e tali da non meritare il nome di cristiani, soggetti ad ogni tipo di miseria e ad innumerevoli incidenti, che ci affliggono e causano continue vicissitudini nella nostra salute, nei nostri umori, nelle nostre disposizioni interne ed esterne: in definitiva, persone che DIO vorrebbe umiliare con molti dolori e fatiche, sia dentro che fuori. Dopo questo, non dobbiamo meravigliarci se ci capitano guai, tentazioni, opposizioni e contraddizioni da parte degli uomini. Dovremmo, al contrario, sottometterci ad esse e sopportarle finché a Dio piacerà, come cose altamente vantaggiose per noi. Che più un'anima aspira alla perfezione, più dipende dalla grazia divina. Interrogato da uno della sua stessa società (al quale era obbligato ad aprirsi), con quali mezzi aveva raggiunto un senso così abituale di DIO, gli disse che, fin dalla sua prima venuta in monastero, aveva considerato DIO come il fine di tutti i suoi pensieri e desideri, come l'obiettivo al quale dovevano tendere e nel quale dovevano terminare. Che all'inizio del suo noviziato passava le ore destinate alla preghiera privata a pensare a DIO, in modo da convincere la sua mente e imprimere profondamente nel suo cuore l'esistenza divina, piuttosto con sentimenti devoti e sottomissione alle luci della fede, che con studiati ragionamenti e meditazioni elaborate. Con questo metodo breve e sicuro, si esercitava nella conoscenza e nell'amore di DIO, decidendo di fare il massimo sforzo per vivere in un continuo senso della Sua Presenza, e, se possibile, di non dimenticarlo mai più. Quando, pregando, ebbe riempito la sua mente di grandi sentimenti verso quell'Essere infinito, si recò al suo lavoro in cucina (perché era il cuoco della società); lì, dopo aver considerato le cose che il suo ufficio richiedeva, e quando e come ogni cosa doveva essere fatta, passò tutti gli intervalli del suo tempo, sia prima che dopo il suo lavoro, in preghiera. Quando iniziava il suo lavoro, diceva a DIO, con una fiducia filiale in Lui: "O mio DIO, poiché Tu sei con me, e io devo ora, in obbedienza ai Tuoi comandi, applicare la mia mente a queste cose esteriori, Ti prego di concedermi la grazia di continuare alla Tua Presenza; e a questo scopo fammi prosperare con la Tua assistenza, ricevere tutte le mie opere e possedere tutti i miei affetti". Mentre procedeva nel suo lavoro, continuava la sua conversazione familiare con il suo Creatore, implorando la Sua grazia e offrendo a Lui tutte le sue azioni. Quando ebbe finito, esaminò se stesso come aveva adempiuto il suo dovere; se lo trovò bene, rese grazie a DIO; se non lo trovò bene, chiese perdono; e senza scoraggiarsi, rimise a posto la sua mente e continuò l'esercizio della presenza di DIO, come se non se ne fosse mai allontanato. "Così", disse, "rialzandomi dopo le mie cadute, e rinnovando frequentemente gli atti di fede e di amore, sono arrivato ad uno stato in cui mi sarebbe altrettanto difficile non pensare a DIO, quanto lo era all'inizio abituarmi ad esso". Poiché il fr. Lawrence aveva trovato un tale vantaggio nel camminare alla presenza di DIO, era naturale per lui raccomandarlo ardentemente agli altri; ma il suo esempio era un incentivo più forte di qualsiasi argomento che potesse proporre. Il suo stesso volto era edificante; in esso appariva una devozione così dolce e calma che non poteva non colpire chi lo guardava. E si osservava che nella più grande fretta degli affari in cucina, egli conservava ancora il suo raccoglimento e la sua mentalità celeste. Non era mai frettoloso né bighellonava, ma faceva ogni cosa a suo tempo, con una compostezza e tranquillità di spirito ininterrotte. "Il tempo degli affari", diceva, "non differisce per me dal tempo della preghiera; e nel rumore e nel disordine della mia cucina, mentre diverse persone chiamano contemporaneamente per cose diverse, io possiedo DIO con la stessa tranquillità che se fossi in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento". Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691)  TERZA CONVERSAZIONE La fede che lavora per amore. * Gli affari esteriori non sono un danno. * La rassegnazione perfetta la via sicura. Mi disse che il fondamento della vita spirituale in lui era stata un'alta nozione e stima di DIO nella fede; che quando l'aveva ben concepita, all'inizio non aveva altra cura che respingere fedelmente ogni altro pensiero, per poter compiere tutte le sue azioni per amore di DIO. Che quando talvolta non pensava a DIO per un bel po' di tempo, non si inquietava per questo; ma dopo aver riconosciuto la sua miseria a DIO, ritornava a Lui con tanta più fiducia in Lui, da quanto si trovava più misero per averlo dimenticato. Che la fiducia che riponiamo in DIO lo onora molto e gli fa ottenere grandi grazie. Che era impossibile, non solo che DIO ingannasse, ma anche che lasciasse soffrire a lungo un'anima perfettamente rassegnata a Lui e decisa a sopportare tutto per amor Suo. Che aveva sperimentato così spesso il pronto soccorso della Grazia Divina in tutte le occasioni, che per la stessa esperienza, quando aveva degli affari da fare, non ci pensava prima; ma quando era il momento di farli, trovava in DIO, come in uno specchio chiaro, tutto ciò che era adatto per lui. Che negli ultimi tempi aveva agito così, senza anticipare la cura; ma prima dell'esperienza di cui sopra, l'aveva usata nei suoi affari. Quando gli affari esteriori lo distoglievano un po' dal pensiero di DIO, un fresco ricordo proveniente da DIO investiva la sua anima, e lo infiammava e trasportava così tanto che era difficile per lui contenersi. Che era più unito a DIO nelle sue occupazioni esteriori, che quando le lasciava per la devozione nel ritiro. Che si aspettava d'ora in poi qualche grande dolore del corpo o della mente; che il peggio che poteva capitargli era di perdere quel senso di DIO di cui aveva goduto così a lungo; ma che la bontà di DIO gli assicurava che non lo avrebbe abbandonato del tutto, e che gli avrebbe dato la forza di sopportare qualsiasi male avesse permesso che gli accadesse; e quindi che non temeva nulla, e non aveva occasione di consultarsi con nessuno sul suo stato. Che quando aveva tentato di farlo, ne era sempre uscito più perplesso; e che essendo consapevole della sua disponibilità a dare la vita per amore di DIO, non aveva alcuna apprensione del pericolo. Che la perfetta rassegnazione a DIO era una via sicura per il cielo, una via in cui avevamo sempre luce sufficiente per la nostra condotta. Che all'inizio della vita spirituale, dobbiamo essere fedeli nel fare il nostro dovere e nel rinnegare noi stessi; ma che poi seguono piaceri indicibili; che nelle difficoltà dobbiamo solo ricorrere a GESU' CRISTO e implorare la Sua grazia, con la quale tutto diventa facile. Che molti non avanzano nel progresso cristiano, perché si attaccano alle penitenze e agli esercizi particolari, mentre trascurano l'amore di DIO, che è il fine. Che questo appare chiaramente dalle loro opere, ed è la ragione per cui si vede così poca virtù solida. Che non c'è bisogno né di arte né di scienza per andare a DIO, ma solo di un cuore risolutamente determinato ad applicarsi a nient'altro che a Lui, o per amor Suo, e ad amare solo Lui. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691)  SECONDA CONVERSAZIONE L'amore il motivo di tutto. * Una volta nella paura, ora nella gioia. * Diligenza e amore. La semplicità è la chiave dell'assistenza divina. * Affari all'estero come a casa. * Tempi di preghiera e auto-mortificazione non essenziali per la pratica. * Tutti gli scrupoli portati a Dio. Che era sempre stato governato dall'amore, senza visioni egoistiche; e che avendo deciso di fare dell'amore di DIO il fine di tutte le sue azioni, aveva trovato ragioni per essere ben soddisfatto del suo metodo. Che era contento quando poteva prendere una paglia da terra per amore di DIO, cercando solo Lui, e nient'altro, nemmeno i suoi doni. Che era stato a lungo turbato nella mente da una certa convinzione di dover essere dannato; che tutti gli uomini del mondo non avrebbero potuto persuaderlo del contrario; ma che aveva così ragionato con se stesso su questo: Non mi sono impegnato in una vita religiosa se non per amore di DIO, e mi sono sforzato di agire solo per Lui; qualunque cosa accada di me, che io sia perduto o salvato, continuerò sempre ad agire puramente per amore di DIO. Avrò almeno questo bene, che fino alla morte avrò fatto tutto ciò che è in me per amarLo. Che questo problema di mente era durato quattro anni; durante i quali aveva sofferto molto. Che da quel momento aveva trascorso la sua vita in perfetta libertà e gioia continua. Che metteva i suoi peccati tra lui e Dio, per così dire, per dirgli che non meritava i suoi favori, ma che Dio continuava a concederli in abbondanza. Che, per prendere l'abitudine di conversare continuamente con DIO e di riferirGli tutto ciò che facciamo, dobbiamo dapprima rivolgerci a Lui con una certa diligenza, ma che dopo un po' di attenzione, il Suo amore ci stimolerà interiormente a farlo senza alcuna difficoltà. Che si aspettava che dopo i giorni piacevoli che Dio gli aveva dato, avrebbe avuto il suo turno di dolore e sofferenza; ma che non era preoccupato per questo, sapendo molto bene che, poiché non poteva fare nulla da sé, Dio non avrebbe mancato di dargli la forza di sopportarli. Quando si presentava l'occasione di praticare qualche virtù, si rivolgeva a DIO dicendo: "Signore, non posso farlo se Tu non mi permetti"; e allora riceveva una forza più che sufficiente. Che quando aveva fallito nel suo dovere, si limitava a confessare la sua colpa, dicendo a DIO: Non farò mai diversamente, se mi lasci a me stesso; sei Tu che devi ostacolare la mia caduta e riparare ciò che è sbagliato. Che dopo questo, non si diede più fastidio per questo. Che dobbiamo agire con DIO nella più grande semplicità, parlandoGli con franchezza e chiarezza, e implorando la Sua assistenza nei nostri affari, così come accadono. Che DIO non mancava mai di concederlo, come aveva spesso sperimentato. Che ultimamente era stato mandato in Borgogna, per comprare le provviste di vino per la società, un compito molto sgradito per lui, perché non era portato per gli affari e perché era zoppo, e non poteva andare in giro per la barca se non rotolandosi sui barili. Che Tuttavia non si preoccupò di questo, né dell'acquisto del vino. Che disse a DIO: era il Suo affare che stava per fare, e che in seguito lo trovò molto ben eseguito. Che l'anno prima era stato mandato in Alvernia per lo stesso motivo; che non sapeva dire come fosse andata la faccenda, ma che era andata molto bene. Così, allo stesso modo, nel suo lavoro in cucina (al quale aveva naturalmente una grande avversione), essendosi abituato a fare tutto per amore di DIO, e con la preghiera, in ogni occasione, per la Sua grazia di fare bene il suo lavoro, aveva trovato tutto facile, durante i quindici anni che era stato impiegato lì. Che era molto soddisfatto del posto in cui si trovava ora; ma che era pronto a lasciarlo come il precedente, poiché si compiaceva sempre in ogni condizione, facendo piccole cose per amore di DIO. Che con lui i tempi fissati per la preghiera non erano diversi dagli altri tempi: che si ritirava a pregare, secondo le indicazioni del suo Superiore, ma che non voleva tale ritiro né lo chiedeva, perché i suoi maggiori affari non lo distoglievano da DIO. Che conoscendo il suo obbligo di amare DIO in ogni cosa, e sforzandosi di farlo, non aveva bisogno di un direttore che lo consigliasse, ma che aveva molto bisogno di un confessore che lo assolvesse. Che era molto consapevole delle sue colpe, ma non si scoraggiava per esse; che le confessava a DIO e non lo supplicava di scusarle. Quando ebbe fatto ciò, riprese pacificamente la sua solita pratica di amore e adorazione. Che nella sua difficoltà d'animo non aveva consultato nessuno, ma sapendo solo alla luce della fede che DIO era presente, si accontentava di dirigere a Lui tutte le sue azioni, cioè di farle con il desiderio di piacergli, qualunque cosa ne venisse. Che i pensieri inutili rovinano tutto: che il male comincia lì; ma che dobbiamo respingerli, non appena ci accorgiamo della loro impertinenza per la questione in questione, o per la nostra salvezza; e tornare alla nostra comunione con DIO. Che all'inizio aveva spesso superato il tempo stabilito per la preghiera, respingendo i pensieri erranti e ricadendo in essi. Che non aveva mai potuto regolare la sua devozione con certi metodi come fanno alcuni. Che tuttavia, all'inizio aveva meditato per un po' di tempo, ma poi questo si era spento, in un modo di cui non poteva dare conto. Che tutte le mortificazioni corporali e gli altri esercizi sono inutili, ma che servono per arrivare all'unione con DIO per mezzo dell'amore; che aveva ben considerato questo, e trovava la via più breve per andare direttamente a Lui con un continuo esercizio d'amore, e facendo ogni cosa per amor Suo. Che dobbiamo fare una grande differenza tra gli atti dell'intelletto e quelli della volontà; che i primi sono relativamente di poco valore, e gli altri tutto. Che il nostro unico compito era quello di amare e deliziarci in DIO. Che tutti i tipi di mortificazione possibili, se fossero privi dell'amore di DIO, non potrebbero cancellare un solo peccato. Che dobbiamo, senza ansia, aspettare il perdono dei nostri peccati dal Sangue di GESU' CRISTO, solo sforzandoci di amarLo con tutto il nostro cuore. Che DIO sembrava aver concesso i più grandi favori ai più grandi peccatori, come monumenti più evidenti della Sua misericordia. Che i più grandi dolori o piaceri di questo mondo non erano da paragonare a ciò che aveva sperimentato di entrambi i tipi in uno stato spirituale; così che non era attento a nulla e non temeva nulla, desiderando solo una cosa da DIO, cioè che non lo offendesse. Che non aveva scrupoli; perché, disse, quando fallisco nel mio dovere, lo riconosco prontamente, dicendo, sono abituato a farlo: Non farò mai diversamente, se sarò lasciato a me stesso. Se non fallisco, allora rendo grazie a DIO, riconoscendo che viene da Lui. giovedì 18 novembre 2021 La pratica della presenza di Dio: La migliore regola di Vita Santa  PRIMA CONVERSAZIONE Conversione e impiego precedente. * Soddisfazione alla presenza di Dio. * La fede come nostro dovere. * La rassegnazione è il frutto della vigilanza. La prima volta che vidi fratello Lawrence fu il 3 agosto 1666. Mi disse Che DIO gli aveva fatto un favore singolare, nella sua conversione all'età di diciotto anni. Che in inverno, vedendo un albero spogliato delle sue foglie, e considerando che entro poco tempo le foglie si sarebbero rinnovate, e dopo sarebbero apparsi i fiori e i frutti, ricevette una visione elevata della Provvidenza e della Potenza di DIO, che non è mai stata cancellata dalla sua anima. Che questa visione lo aveva perfettamente liberato dal mondo, e aveva acceso in lui un tale amore per DIO, che non poteva dire se fosse aumentato in più di quarant'anni che aveva vissuto da allora. Che era stato cameriere di M. Fieubert, il tesoriere, e che era un tipo molto maldestro che rompeva tutto. Che aveva desiderato di essere ricevuto in un monastero, pensando che lì sarebbe stato fatto riparare per la sua goffaggine e le colpe che avrebbe commesso, e così avrebbe sacrificato a DIO la sua vita, con i suoi piaceri; ma che DIO lo aveva deluso, non avendo trovato altro che soddisfazione in quello stato. Che dovremmo stabilirci in un senso della Presenza di DIO, conversando continuamente con Lui. Che era una cosa vergognosa abbandonare la Sua conversazione, per pensare a inezie e sciocchezze. Che dovremmo nutrire e nutrire le nostre anime con alte nozioni di DIO; il che ci darebbe grande gioia nell'essere devoti a Lui. Che dovremmo ravvivare la nostra fede. Che era deplorevole che ne avessimo così poca; e che invece di prendere la fede come regola della loro condotta, gli uomini si divertivano con banali devozioni, che cambiavano ogni giorno. Che la via della Fede era lo spirito della Chiesa, e che era sufficiente per portarci ad un alto grado di perfezione. Che dovevamo abbandonarci a DIO, sia per le cose temporali che per quelle spirituali, e cercare la nostra soddisfazione solo nel compimento della Sua volontà, sia che ci guidasse con la sofferenza che con la consolazione, perché tutto sarebbe stato uguale per un'anima veramente rassegnata. Che c'era bisogno di fedeltà in quelle aridità, o insensibilità e irritabilità nella preghiera, con cui DIO prova il nostro amore per Lui; che allora era il momento per noi di fare buoni ed efficaci atti di rassegnazione, di cui uno solo avrebbe spesso molto promosso il nostro progresso spirituale. Che per quanto riguarda le miserie e i peccati di cui sentiva parlare ogni giorno nel mondo, era così lontano dal meravigliarsene, che, al contrario, era sorpreso che non ce ne fossero di più, considerando la malizia di cui sono capaci i peccatori: che da parte sua, pregava per loro; ma sapendo che Dio poteva rimediare ai mali che facevano, quando gli piaceva, non si dava più problemi. Che per arrivare a tale rassegnazione come richiesto da DIO, dovremmo vigilare attentamente su tutte le passioni che si mescolano tanto nelle cose spirituali quanto in quelle di natura più grossolana; che DIO darebbe luce su queste passioni a coloro che desiderano veramente servirlo. Che se questo era il mio scopo, cioè servire sinceramente DIO, potevo venire da lui (Fr. Lawrence) tutte le volte che volevo, senza alcun timore di essere fastidioso; ma se no, che non dovevo più fargli visita. Lawrence, Brother (Nicholas Herman, c. 1605-1691) .

Un gruppo gite all'interno del nostro Movimento di Brescia

Video di una nostra gita...