venerdì 20 aprile 2012

IL VOLTO DI Claudia Koll...il suo incontro con Cristo Misericordioso

 
Dalla trasmissione su Rete 4 condotta da Paolo Brosio,
Intervista a  Claudia Koll...
...con suo padre a Medjugorie
(VIAGGIO A....)

mercoledì 18 aprile 2012

Scola:TESTIMONIARE CRISTO E IL VALORE DELLA FAMIGLIA CRISTIANA ( 7° INCONTRO MONDIALE DELLA FAMIGLIA 2012 )

 
In preparazione del 7° INCONTRO INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA 2012 
e dell'incontro col Papa a Milano,
proponiamo le parole di Don Angelo Scola,Arcivescovo di Milano ai volontari di Family 2012
 (I giovani e la Famiglia,La famiglia cristiana,le differenze e la testimonianza)
"LA FAMIGLIA : IL LAVORO E LA FESTA"

martedì 17 aprile 2012

Che cosa ci mette in rapporto con Cristo? Il fatto che è risorto..Gesù non è un fantasma....e nemmeno un intoccabile..ma è vivo e presente come allora tra chi gli è "familiare"

(da una testimonianza di Don Giacomo Tantardini sulla morte di Don Giussani avvenuta 7 anni fa, il 22 Febbraio.)..un'approfondimento  sulla  Scuola di Cristianesimo di Lunedì ..
L'INCONTRO CON CRISTO


«Si faceva chiamare Gesù»
Mi hanno detto che Don Giussani, dopo aver domandato di ricevere l’ultima assoluzione, guardando chi era attorno al suo letto, ha chiesto che gli cantassero Noi non sappiamo chi era. Mi hanno detto che ha chiesto più volte di cantargli quel canto anche all’infermiere che lo ha assistito negli ultimi giorni di vita. Come mi ha commosso riconoscere quella gratuita prossimità, quella gratuita predilezione, anche in quest’ultima sua domanda! Non era certamente il canto metafisicamente, culturalmente più profondo. Era semplicemente il canto in cui il nome più caro (la cosa più cara, per riprendere le parole dello starets russo Giovanni) veniva più volte ripetuto: Gesù.
 «Si faceva chiamare Gesù».
E questo mi riporta a uno dei primi ricordi che ho di Giussani. Fine anni Sessanta. Un’assemblea al Centro Péguy a Milano. Giussani domanda: «Che cosa ci mette in rapporto con Cristo?». Le varie risposte più o meno dicevano tutte: «La comunità, la Chiesa». E alla fine la risposta di Giussani alla domanda di nuovo ripetuta: «Che cosa ci mette in rapporto con Cristo? Il fatto che è risorto». Un seminarista, un prete della Chiesa di Milano non può dimenticare l’annuncio «Christus Dominus resurrexit / Cristo Signore è risorto», che «la voce apostolica del sacerdote» (come dice l’Exsultet ambrosiano) per tre volte ripete nella veglia pasquale. Se non fosse risorto, se non fosse Lui vivo nel Suo vero corpo che gratuitamente si rende presente ai suoi, rendendoli, per Sua grazia, Suo corpo visibile, la nostra fede sarebbe vana, come scrive Paolo (cfr. 1Cor 15, 14.16), e la Chiesa sarebbe un semplice apparato, come scrive Giussani in Perché la Chiesa.
«Si faceva chiamare Gesù»..
 Il nostro sì a Gesù nasce dall’attrattiva che Lui è. E così è possibile sempre dire sì, perché il sì coincide con una domanda: «Vieni!» (Ap 22, 17). Come da bambini avevamo imparato a cantare alla comunione: «Gesù caro, vieni a me, e il mio cuore unisci a Te…».
«Si faceva chiamare Gesù».
 Un giorno sorridendo mi disse: «Vedi, in Paradiso tu starai vicino a santa Teresa di Gesù Bambino». E io, ridendo: «Se ci sei anche tu vicino». E poi aggiunse: «Quando hai fatto mettere in copertina di 30Giorni la sua frase: “Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me”, per me è stato come l’inizio della fine, cioè l’inizio del Paradiso». E così la frase della piccola Teresa di Lisieux l’ha voluta citare davanti a tutti in piazza San Pietro nel suo ultimo incontro con Giovanni Paolo II: 
«Al grido disperato del pastore Brand nell’omonimo dramma di Ibsen (“Rispondimi, o Dio, nell’ora in cui la morte m’inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte di salvezza?”) risponde l’umile positività di santa Teresa del Bambin Gesù che scrive: “Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me”»....

Le sue ultime parole a tutti sono quelle dell’intenzione della santa messa dell’11 febbraio, anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e liberazione, pochi giorni prima che la malattia precipitasse: «Ricordiamoci spesso di Gesù Cristo, perché il cristianesimo è l’annuncio che Dio si è fatto uomo e soltanto vivendo il più possibile i nostri rapporti con Cristo noi “rischiamo” di fare come Lui».
Le parole di Giussani confortano la vita!

P.S .in occasione del settimo anniversario della morte, il 22 febbraio 2012 è stato dato l'annuncio della formale richiesta di Nihil obstat alla Santa Sede per dare inizio alla fase diocesana del processo per la causa di beatificazione e canonizzazione di don Luigi Giussan. Una volta ottenuto il Nihil obstat si protrà chiamare Giussani Servo di Dio.

lunedì 16 aprile 2012

Padre Aldo Trento... Amici dottori,curare significa abbracciare l'altro

http://www.tempi.it/aldo-trento-amici-dottori-curare-significa-abbracciare-laltro

Questo Bellissimo articolo viene pubblicato per gli amici dottori che sono nel MEC (Gianni,Daniele,Gabriele,Roberto,Giusy,etc..) perchè la loro testimonianza è veramente d'esempio per tutti noi..

 "«Capite quale responsabilità avete voi, dottori? Per curare dovete riunire quello che si è separato»." (P.Aldo)
 " Secondo padre Trento l'unico modo per stare davanti al disagio altrui è un metodo «di cui nessuno parla più: l'abbraccio all'altro. Una carne che ti stia a fianco. È stato fissando una presenza fisica che mi amava che, nel tempo, ho iniziato ad accettare me stesso, a guardare a questo bene anziché alla mia pochezza. A ironizzare sul nulla che sono. Oggi tanti si odiano perché non riconoscono questo sguardo misericordioso su di sé»."

domenica 15 aprile 2012

Cos’è la misericordia di Dio? bellissime parole di Don Michele Do

Festa della Divina Misericordia....e nostra scuola di Cristianesimo..riflessione che può servire per approfondire il nostro cammino

 "......Cos’è la misericordia di Dio?
È Dio che abita dentro di noi e ci ama tanto da dirci: «Io patisco dentro di te e in te sono sfigurato, ma non mi arrendo, non ti abbandono; voglio che tu rinasca e tu dovrai infine ritrovarti e ricominciare la vita».
Gesù dice a Maria di Magdala: «Molto ti è perdonato, perché tu possa amare di più». Anche l’adultera è fatta nuova dall’incontro con Gesù che non la condanna, ma la apre a vita nuova. Gesù, al contrario dei suoi accusatori, non guarda questa creatura per non umiliarla – ci sono sguardi che lapidano – ma scrive per terra ed è bella questa sfumatura di carità.
Nel Vangelo Maria di Magdala, la peccatrice e l’adultera, segnate dalla sofferenza, scrivono le pagine più alte. È attraverso la sofferenza della colpa che i pubblicani e le meretrici ci precederanno nel Regno dei cieli. Ed è attraverso la colpa e la sofferenza che Pietro ha maturato un cuore capace di pascolare il gregge di Dio. Di fronte alle domande incalzanti di Gesù che gli domanda se lo ami, Pietro risponde: «Signore, tu leggi nei cuori, tu lo sai che io ti amo» ed è una risposta e una preghiera che dovremmo imparare a fare nostre. E Gesù gli dice: «Adesso che hai conosciuto il mistero della tua fragilità, posso costruire su di te la mia Chiesa».

Questo è il perdono: fare delle colpe bellezza
Nel Vangelo troviamo tanta povera gente impigliata in scelte sbagliate, inchiodata, paralizzata in un passato oppressivo. Queste creature possedute dal male, sotto lo sguardo di Gesù, si fanno nuove, vestite di bellezza e di miracolo. Erano consunte, logore, senza più rispetto di se stesse e sono rinate. Di fronte a Lui, totalmente puro, scopriamo la nostra condizione di peccatori. È l’esperienza che fa il buon ladrone, il primo santo canonizzato dallo stesso Cristo: «Oggi sarai con me in Paradiso».
Il perdono è fare delle colpe bellezza. In questo senso scompare il senso morboso della colpa, non guardiamo a essa come a un peso che grava su di noi; possiamo, invece, riconciliarci con noi stessi. Non dobbiamo, dunque, rimuovere le colpe, ma dire con Agostino: «Signore, che cose belle hai fatto con le mie esperienze sbagliate». Ogni avventura può avere il suo punto di trasfigurazione. È necessario non fuggire, ma affrontare la nostra coscienza, trovando il coraggio di arrivare in fondo, alla verità ultima di noi stessi: senza verità, infatti, non c’è perdono e non c’è assoluzione. È necessaria, dunque, la coscienza, ma di sola coscienza si può anche morire. Dopo aver destato la coscienza, abbiamo bisogno della tenerezza di Dio che ci avvolge. A volte, infatti, noi siamo i torturatori di noi stessi: non sappiamo perdonarci. Se noi non ci perdoniamo, saremo sempre intossicati dal male.

Perdonare è dare la possibilità di ricominciare la vita
Chi di noi nella vita non è stato salvato da un amore, che è andato al di là dei propri meriti e dei propri demeriti, da qualcuno che si è fatto nostro compagno di strada, che non ci ha giudicato, che ci ha preso per mano, che ci ha restituito fiducia e ci ha dato così la possibilità di ricominciare la vita? L’amore che salva dice: «Ti amo non perché sei buono, ma perché sei un amico, e ti amo tanto che alla fine sarai buono. Io, per quanto sta in me, voglio aiutarti a far emergere la parte luminosa di te». Perdonare è l’atto più grande di tutta la creazione: rifare una novità di vita a partire dalle esperienze sbagliate, far rifiorire una creatura spenta. Solo chi è abitato dallo Spirito di Dio, è capace di questo gesto divino: aprire le realtà più chiuse, quali sono la morte e il peccato.
Occorre arrivare a vedere la sofferenza più che la colpa. Il peccatore  è un sofferente. Le parole che Gesù rivolge a Giuda: «Meglio che non fossi mai nato», vogliono significare: «Infelice amico, perché con un bacio tradisci la più alta amicizia della tua vita? Quanto dolore te ne verrà di conseguenza!». Sono queste parole di pietà e di misericordia.
Anche noi possiamo diventare capaci di pietà e di amore.
Là dove facciamo fatica ad amare, dobbiamo imparare a vedere, oltre la colpa, la sofferenza. Dove c’è sofferenza deve esserci, infatti, pietà. Con la fantasia del cuore dobbiamo essere un angelo amico che faccia sentire a chi soffre la nostra pietà e il nostro amore. Dio ci aiuti ad avere pietà verso ogni creatura, a vedere la pena segreta che c’è nel cuore di ogni uomo, non bloccandoci a considerare la sua colpa. Signore, aiutaci a perdonare, a fare, come te, nuove tutte le cose.
II peccato non è violazione di una norma. Per Giovanni, il peccato è il rifiuto di Cristo, è il peccato contro la luce.
In questa visione emerge la grandezza sacra di ogni uomo. Siamo icona di Dio e dobbiamo essere fedeli a questa verità divina, altrimenti rischiamo di perdere la vera misura di noi e di tutte le cose.
La penitenza è, dunque, il sacramento dell’ascolto, non del giudizio, è un cammino, una progressiva purificazione del nostro modo di sentire, di essere e di pensare. Nel Vangelo, infatti, la penitenza si rivela come beatitudine, festa, buona novella, un ritrovare la bellezza che ci fa nuovi, sotto lo sguardo di chi ci restituisce la vita nella sua pienezza e nella sua gioia."


Don Michele Do
(Saint Jacques, 16 agosto1990; testo trascritto da una registrazione)

don Michele Do

Nato a Canale il 13 aprile 1918, don Michele Do compì gli studi prima nel Seminario di Alba e poi presso l'Università Gregoriana di Roma dove conseguì la licenza in teologia. Prese parte attiva alle vicende della resistenza partigiana e nel 1945, dopo una breve esperienza di insegnamento in Seminario, chiese di potersi ritirare in qualche posto solitario per poter riflettere e ripensare alla sua visione del cristianesimo, stimolato in questo anche dall'incontro con Mazzolari.
Trovata disponibile la rettoria di Saint Jacques di Champoluc in Valle d'Aosta, allora un villaggio sperduto, senza strada, con un centinaio di abitanti, vi rimase a lungo rettore fino a quando, nella vecchiaia, si ritirò nella Casa Favre, sopra il villaggio, una pensione-fraternità, luogo di amicizia e spiritualità aperta.
Il suo maggiore riferimento, nella linea del modernismo più spirituale - il cuore umano come primo luogo della sete religiosa e dell'evangelo universale - fu don Primo Mazzolari, insieme a tanti altri spiriti ardenti della chiesa e di ogni focolare religioso. I suoi maggiori amici e fratelli di cammino furono David Maria Turoldo, Umberto Vivarelli, padre Acchiappati, Ernesto Balducci, sorella Maria di Campello e, tramite lei, Ernesto Buonaiuti, padre Rogers e sua moglie (anglicani), don Girolamo Giacomini e tanti, tanti altri, non solo credenti, ma tutti assetati e commensali di verità e autenticità vissuta.
"Appartato, ma senza polemiche superficiali, rispetto alle strutture ecclesiastiche, è stato un centro vivissimo di aperte amicizie e accoglienze, che ha attirato una quantità di cuori vivi in ricerca, da tutte le condizioni umane. È stato una grande anima, uno spirito acceso dal fuoco vivo dello Spirito. Un cercatore instancabile di Dio. Fremeva e cercava, in ogni colloquio e incontro, l'aiuto e l'ascolto nostro per una rilettura essenziale del cristianesimo e di tutta la ricerca spirituale umana, e comunicava tracce preziose di luce." (E. Peyretti).
Uomo autentico, prete cristiano, testimone dell'umana sete di Dio, don Michele Do è morto sabato 12 novembre 2005 ad Aosta.

venerdì 13 aprile 2012

Santa Suor Faustina (Film sottotitolato in italiano Faustina Kowalska)

 
Bellissimo film (non c'è con audio in italiano) da vedere in occasione della Domenica della Divina Misericordia,
festività della prima Domenica dopo la Pasqua voluta da Giovanni Paolo II in ricordo della S.Faustina...
GESU' CONFIDO IN TE

giovedì 12 aprile 2012

EMERGENZA LAVORO A BRESCIA....E I NOSTRI GIOVANI ? EMIGRERANNO IN GERMANIA?

http://www.cislbrescia.it/wp-content/uploads/2012/04/NEI-PRIMI-TRE-MESI-DELLANNO-PERSI-3.500-POSTI-DI-LAVORO.pdf
                        disoccupazione a Brescia....












                                                                                    E LA GERMANIA STA BENE....... COME MAI ?

lunedì 9 aprile 2012

IL GRUPPETTO ALLA REGGIA DI COLORNO ( GITA DI PASQUETTA)

 Gita del gruppetto alla reggia di Colorno(in provincia di Parma),anche col gruppetto di Rita....giornata partita nuvolosa e finita col sole...pic-nic insieme sulla scalinata,poi tutti al bar.Alle15 inizia la visita guidata alla reggia...tante sale spoglie dell'arredamento.La  vita dei duchi che qui dimorarono  sembra un romanzo rosa.! Biutiful al confronto non è niente ...Visitiamo le stanze del duca Ferdinando che diventò religioso e  fece costruire una chiesa adiacente al palazzo mentre la moglie pensava soprattutto alla vita mondana(salone da pranzo e giardini)..Ferdinando fa affrescare le stanze dove vive con scene riguardanti l'Antico Testamento,e diventa astronomo(vedi il soffitto della fotografia)...




Passaggiata lungo il fiume Parma...e poi a Casalmaggiore dove troviamo il Duomo chiuso (sich) da ristrutturare dopo il Terremoto...ma facciamo lì la foto di gruppo,torniamo nella Piazza del paese,tagliamo la colomba..brindisi e auguri..

Il gruppetto vi saluta tutti!
Alla prossima iniziativa..
...
un Grazie a Michele!

IL LAVORO DELL'UOMO ,articolo di ANGELO SCOLA,ARCIVESCOVO DI MILANO

http://www.messaggerosantantonio.it/messaggero/pagina_articolo.asp?R=Trecento60gradi&ID=2230

cliccare sulla riga sopra per leggere questo articolo .... (segnalato da Gianni T.)

 ... il disegno buono in cui il Padre ha introdotto l’uomo con la creazione non viene meno con il peccato, in forza della redenzione operata dal Crocifisso risorto. In questo contesto la Laborem exercens del beato Giovanni Paolo II può affermare che scopo del lavoro non è il lavoro stesso, ma l’uomo......
..... Se per il cristiano la vita è vocazione, quello che ci è dato, quando è assunto con libertà, proprio perché è dato da un Padre che ci ha donato suo Figlio, ci corrisponde. «Se Dio è per noi niente sarà contro di noi» (Rm 8,31). La realtà è il dito di Dio che orienta il nostro desiderio e lo porta a compimento. Pertanto, meglio un lavoro qualsiasi che nessun lavoro.....

domenica 8 aprile 2012

Non mi trattenere......vi precedo là.... PASQUA 2012

                                                                 Giotto di Bondone (Vespignano, 1267 c. - Firenze, 1337)
                                                                                     Resurrezione - 1304-1306
                                                                 Affresco - Cappella degli Scrovegni, Padova


 
Non mi trattenere,
devo andare di sguardo in sguardo,
di respiro in respiro, di luce in luce.
Non mi trattenere,
nella vanità del cuore,
nella misura del mondo
e nei piani della mente umana.
Non mi trattenere in corte speranze,
fa’ che mi spinga al di là del tuo occhio
verso un sentiero che conduce al termine del tuo fuggire.

Non mi trattenere,
devo forzare la primavera a venire
in questo inverno in ansia di luce.
Non mi trattenere,
vi precedo là
dove il cammino s’incontra col cammino
dove, oltre la speranza, inizia l’abbandono.

(don Luigi Verdi)
 

VIA CRUCIS ALLA LUCE DELLA SINDONE...ASCOLTA....HA SOFFERTO ED E' VERAMENTE RISORTO !

http://www.culturaelibri.it/sindone/viacrucis.php

clicca su questa scritta:http:... e appuntati questo sito.....scienza e fede concordano sulla Sindone se non ci sono preconcetti ...sono stati scritti molti libri (e li trovi in primo piano nei negozi,nei supermercati e persinno negli autogrill) per argomentare la propria fuga dalla fede e dalla Chiesa, ma c'è così tanta luce che viene dal sepolcro vuoto ,dai segni su quel lenzuolo e dalla vita dei Santi che ....

 "... tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte,con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti." (S.Paolo ai Filippesi Cap.3)                  Valter

CRISTO E' RISORTO,ALLELUIA ! BUONA PASQUA !

  «Vi sono misteri nei quali bisogna avere il coraggio di gettarsi, per toccare il fondo, come ci gettiamo nell’acqua, certi che essa si aprirà sotto di noi. Non ti è mai parso che vi siano delle cose alle quali bisogna prima credere per poterle capire?».
( Jan Dobraczynski,Lettere di Nicodemo (1951)

La Resurrezione di Cristo (Rubens)

"NON E' QUI ! VI PRECEDE...... "